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La storia della Damiana

Mexico

L'uso della Damiana risale a diversi secoli fa. Quando i missionari spagnoli fecero la loro comparsa in Messico, osservarono che le tribù native bevevano un infuso di Damiana, simile al tè. Tuttavia, il suo uso pare essere ancora più antico.

Esistono testimonianze che fanno risalire l'uso della Damiana addirittura alla civilità Maya, dove veniva assunta con finalità afrodisiache o per trattare le sensazioni di "vertigini e perdita di equilibrio". Anche gli Aztechi sfruttavano le sue proprietà toniche, arrivando a considerarla una pianta capace di migliorare la salute ed il benessere generale.

Nel 1870 la Damiana iniziò a diffondersi un po' ovunque, soprattutto per l'interesse commerciale che aveva scaturito. Inizialmente fu importata dagli Stati Uniti per essere rivenduta sotto forma di bevanda tonica, elisir o tintura. Già allora veniva apprezzata principalmente per le sue qualità afrodisiache (una "medicina" in grado di stimolare l'appetito sessuale, soprattutto in individui fisicamente deboli e anziani).

Nel 1888 la Damiana fu inserita nella prima edizione del "Formulario Nazionale" americano, venendo classificata sia come elisir che come estratto liquido, ma non sufficientemente affidabile per entrare a fare parte di una vera e propria farmacopea. A causa di questa reputazione, nel 1916 venne ritirata dal Formulario Nazionale. Ciò nonostante, le proprietà degli estratti liquidi ottenuti dalle sue foglie erano talmente entusiasmanti da consentirne un florido commercio fino al 1947.

Tuttavia, la ricerca scientifica iniziò a disinteressarsi alla Damiana, fino al 1960, quando fu riscoperta e rilanciata da etnobotanici e sostenitori del movimento hippy. Da allora, come successe per molte altre piante, la Damiana riuscì finalmente a conquistare un posto stabile nel mondo farmacologico, soprattutto nelle dispense di erboristi e fitoterapeuti.

 

Zamnesia

Damiana