Ricerca Sulla Cannabis: Una Selezione Dei Più Importanti Studi Medici

Ricerca sulla Cannabis: Una selezione dei più importanti studi medici

L'uso della Cannabis in un contesto terapeutico o in quello ricreativo ha una lunga storia alle spalle. Questa pianta veniva usata e coltivata fin dagli albori della storia documentata ed è stata per diversi secoli tenuta in considerazione per le sue proprietà. Solo in questi ultimi cento anni la marijuana ha dovuto affrontare l'ostacolo del proibizionismo, in gran parte causato dalle diffamanti dichiarazioni di politici e industriali. Fortunatamente, in questi ultimi anni, la Cannabis sta subendo una vera e propria resurrezione. Studi scientifici, recentemente condotti da team clinicamente riconosciuti, hanno dimostrato e confermato il reale potenziale medico di questa pianta.

La prova dell'uso medico della marijuana venne rilevato in alcuni testi risalenti al 2900 a.C., periodo in cui l'imperatore della Cina, Fu, riconobbe ufficialmente le sue proprietà medicinali. Ma non fu solo un episodio isolato in una determinata epoca o cultura ad appoggiare il suo utilizzo. La marijuana ha sempre avuto un grande riscontro sociale per il trattamento di diverse malattie in Africa, Europa, Asia e altri paesi del territorio statunitense.

Fu solo nel 1930 che la marijuana passò ad essere una sostanza illegale. Partendo dall'America, il proibizionismo si diffuse rapidamente nel resto del mondo, fino a farla diventare una sostanza proibita, stando alla Carta delle Nazioni Unite. La Cannabis rientra ancora in questa classifica, nella categoria delle sostanze dannose per l'uomo, disposizione appoggiata da molti altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, dov'è tuttora classificata tecnicamente come droga di Classe I (fascia in cui rientrano sostanze stupefacenti più pesanti, come l'eroina).

Nonostante la guerra alle droghe imposta in questi anni, l'uso di marijuana ha visto un crescente utilizzo e popolarità, dimostrando le normative fallimentari dei governi che vogliono controllare questa sostanza. La gente è consapevole dei benefici della Cannabis. È per questo motivo che le sue proprietà hanno saputo affermarsi, arrivando ad essere dimostrate da prove scientifiche che, un giorno, potrebbero aiutarla ad essere riclassificata per quello che realmente è. In questo senso, durante l'ultimo decennio, si è visto un aumento nella ricerca scientifica obiettiva, a dimostrazione della determinazione, sempre più comune, di mettere in discussione la "logica" esistente sulla proibizione della marijuana. Oggigiorno, oltre 26.000 articoli scientifici pubblicati, analizzano dettagliatamente la Cannabis e i cannabinoidi. La ricerca non solo sta ottenendo sempre più informazioni sulla Cannabis e sulla sua eventuale natura nociva per l'essere umano, ma sta anche confermando le sue proprietà come efficace e reale farmaco.

Senza considerare le continue pressioni politiche, la ricerca scientifica è riuscita a dimostrare gli effetti persistentemente positivi derivati dalla Cannabis, provocando un effetto a valanga: questo movimento globale sta iniziando a cambiare il panorama politico. Di fronte a decenni di fallimentare guerra alle droghe, i governi di tutto il mondo stanno ora cercando un modo adeguato con cui classificare l'uso terapeutico della marijuana. La marijuana medica è già stata legalizzata in 20 Stati degli USA, ma anche in alcuni paesi d'Europa.

Quello che vi proponiamo qui di seguito, è una selezione delle ricerche condotte per verificare i molteplici benefici medici che si possono ottenere dalla Cannabis.

Contenuto:

  1. Cancro
  2. Dolore cronico
  3. Diabete
  4. Epilessia
  5. Fibromialgia
  6. In linea generale
  7. HIV
  8. Sclerosi Multipla
  9. Disturbo Post Traumatico da Stress
  10. Incontinenza urinaria
  11. Morbo di Alzheimer
  12. Disturbi gastrointestinali

Ricerca sulla Cannabis: Cancro

Ricerca sulla Cannabis: Cancro

Con il termine cancro si intende un ampio gruppo di malattie che causano un rapida e sregolata crescita di cellule malate. A causa di questa formazione incontrollabile, le cellule cancerose invadono e distruggono i tessuti sani. Il cancro, normalmente, si sviluppa in una parte del corpo, ma può diffondersi attraverso il flusso sanguigno e il sistema linfatico. Esistono oltre 200 tipologie di cancro che affliggono l'uomo, tutte caratterizzate da differenti sintomi, a seconda della loro localizzazione.

Studi sul cancro al cervello:

1) Neuroprotection by Δ9-Tetrahydrocannabinol, the Main Active Compound in Marijuana, against Ouabain-Induced In Vivo Excitotoxicity (2001)

L'obiettivo di questa ricerca era quello di individuare gli effetti del THC sui danni seri e degenerativi al cervello, derivanti da malattie cerebrali. Si giunse alla conclusione che il THC agisce proteggendo il cervello dalle malattie degenerative. Fonte: The Journal of Neuroscience.

2) A pilot clinical study of Δ9-tetrahydrocannabinol in patients with recurrent glioblastoma multiforme (2006)

SI tratta del primo studio condotto alla ricerca delle qualità antitumorali dei cannabinoidi, in ambiente di laboratorio. I risultati furono positivi: fu rilevato che il THC e gli altri cannabinoidi agiscono inibendo la crescita del tumore nei pazienti. Fonte: British Journal of Cancer.

3) A Combined Preclinical Therapy of Cannabinoids and Temozolomide against Glioma (2011)

Questa ricerca è stata condotta per analizzare l'applicazione del THC, in combinazione con la somministrazione del farmaco TMZ, nel trattamento del Glioblastoma multiforme, la forma più comune ed aggressiva di cancro al cervello. Ciò che emerse fu che questo trattamento combinato è in grado di invertire il tumore. Pubblicato sulla rivista Molecular Cancer Therapeutics.

Studi sul cancro al seno:

1) Anti-tumor activity of plant cannabinoids with emphasis on the effect of cannabidiol on human breast carcinoma (2006)

Con questa ricerca si sono riconosciuti gli effetti antitumorali del THC, ma è stato anche dichiarato che la questione è problematica a causa delle sue proprietà psicoattive. Di conseguenza si sono proposti di analizzare anche gli altri cannabinoidi, giungendo alla conclusione che il CBD ha rivelato promettenti proprietà anticancro, da approfondire. Fonte: Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics.

2) Pathways mediating the effects of cannabidiol on the reduction of breast cancer cell proliferation, invasion, and metastasis (2010)

Lo scopo di questo studio era quello di determinare gli effetti del CBD sulle cellule del cancro al seno. Fu rilevato che esso è in grado di inibirne la crescita e la proliferazione. Fu notato, inoltre, che il CBD riduce significativamente la massa tumorale. Fonte: US Library of Medicine.

3) Cannabinoids reduce ErbB2-driven breast cancer progression through Akt inhibition (2010)

Questa ricerca sottolinea i risultati degli esperimenti condotti per valutare gli effetti dei cannabinoidi sul cancro al seno di tipo ErB2-positivo, particolarmente aggressivo. Si giunse alla conclusione che i cannabinoidi parrebbero essere in grado di ridurre sia lo sviluppo del tumore che la sua massa: ci si augura seriamente di arrivare ad una loro applicazione reale nel trattamento del cancro al seno. Pubblicato sulla rivista Molecular Cancer.

4) The endogenous cannabinoid anandamide inhibits human breast cancer cell proliferation (1998)

L'obiettivo di questa ricerca era quello di indagare gli effetti dei cannabinoidi sulla proliferazione delle cellule del cancro al seno. La conclusione fu che esiste un'effettiva inibizione della crescita. Fonte: National Academy of Sciences (PNAS).

Studi sul cancro ai polmoni:

1) Δ9-Tetrahydrocannabinol inhibits epithelial growth factor-induced lung cancer cell migration in vitro as well as its growth and metastasis in vivo (2008)

La ricerca fu condotta per esplorare gli effetti del THC sulla formazione epiteliale indotta da fattori di cancro polmonare, una forma di tumore particolarmente aggressivo e resistente alla chemioterapia. Fu rilevato che il THC gioca un ruolo importante nell'inibizione della formazione cancerosa, di buon auspicio per le future ricerche in materia. Pubblicato sulla rivista Oncogene.

2) Cannabidiol inhibits lung cancer cell invasion and metastasis via intercellular adhesion molecule-1 (2011)

Questa ricerca ha cercato di indagare gli effetti del CBD sull'invasività del tumore al polmone. Fu rilevato che i cannabinoidi inibiscono l'invasione delle cellule tumorali primarie in pazienti malati di cancro al polmone. Fonte: US National Library of Medicine.

3) Cannabinoid receptors, CB1 and CB2, as novel targets for inhibition of non-small cell lung cancer growth and metastasis (2011))

Questa ricerca fu condotta al fine di accertare il ruolo dell'attivazione del recettore dei cannabinoidi nel cancro ai polmoni. Fu rilevato sia che è in grado di inibire la formazione delle cellule cancerose, sia di accelerare la loro apoptosi, ovvero il processo naturale di morte cellulare. Fonte: US National Library of Medicine.

Studi sul cancro alla prostata:

1) Anti-proliferative and apoptotic effects of anandamide in human prostatic cancer cell lines: implication of epidermal growth factor receptor down-regulation and ceramide production (2003)

Questo studio sottolinea come l'attivazione dei recettori dei cannabinoidi nella prostata causi un effetto anti-proliferazione delle cellule cancerose, con importanti implicazioni nel trattamento del cancro alla prostata. Fonte: US National Library of Medicine.

2) The role of cannabinoids in prostate cancer: Basic science perspective and potential clinical applications (2012)

Questo studio è stato condotto facendo una meta-revisione di molti altri precedenti documenti di ricerca sul cancro alla prostata, con l'obiettivo di determinare come i cannabinoidi abbiano un'effettiva utilità dal punto di vista dell'applicazione clinica. Si giunse alla conclusione che dovrebbe essere interesse comune condurre studi e ricerche di laboratorio alla scoperta delle proprietà mediche della Cannabis. Fonte: US National Library of Medicine.

3) Non-THC cannabinoids inhibit prostate carcinoma growth in vitro and in vivo: pro-apoptotic effects and underlying mechanisms (2013)

Questa ricerca si prefiggeva di approfondire il concetto secondo il quale l'attivazione del recettore dei cannabinoidi può causare la morte delle cellule malate nei pazienti affetti da cancro alla prostata. La ricerca ha rilevato risultati positivamente significativi e si è giunti alla conclusione che i dati emersi supportano la tesi di laboratorio sugli effetti del CBD nei pazienti malati di tumore alla prostata. Fonte: US Library of Medicine.

Studi sul cancro del sangue:

1) Cannabinoid Receptor-Mediated Apoptosis Induced by R(+)-Methanandamide and Win55,212-2 Is Associated with Ceramide Accumulation and p38 Activation in Mantle Cell Lymphoma (2006)

L'obiettivo perseguito con questo studio fu quello di indagare l'azione inibitrice nei confronti delle cellule cancerose nel linfoma da parte dei cannabinoidi. Emerse che i cannabinoidi sono in grado di inibire seriamente la proliferazione di queste cellule nel linfoma mantellare (cancro del sangue). Pubblicato sulla rivista Molecular Pharmacology.

2) Delta9-tetrahydrocannabinol-induced apoptosis in Jurkat leukaemia T cells is regulated by translocation of Bad to mitochondria (2006)

Questa ricerca puntava a determinare il tipo di effetti provocato dall'attivazione del recettore dei cannabinoidi nei confronti di un linfoma. Fu rilevato che l'attivazione di questo recettore riduceva la moltiplicazione e la crescita del linfoma e, allo stesso tempo, causava la morte di alcune cellule cancerose. Pubblicato sull' International Journal of Cancer.

Studi sul carcinoma orale:

1) Cannabinoids inhibit cellular respiration of human oral cancer cells (2010)

L'obiettivo di questa ricerca era determinare gli effetti dei cannabinoidi sulla sopravvivenza delle cellule cancerose nei tumori di tipo orale. E`emerso, infatti, che i cannabinoidi inibiscono la respirazione cellulare e sono, quindi, tossici per suddette cellule. Ciò implica che i cannabinoidi possano essere applicati al trattamento del carcinoma orale. Fonte: US National Library of Medicine.

Studi sul cancro al fegato:

1) Anti-tumoral action of cannabinoids on hepatocellular carcinoma: role of AMPK-dependent activation of autophagy (2011)

I ricercatori, con questo studio, volevano determinare come il THC abbia effetto sulle cellule cancerose nel fegato. Rilevarono che il THC è in grado di ridurre la crescita e l'efficacia di suddette cellule cancerose e, pertanto, può essere applicato al trattamento terapeutico, ma la questione va ulteriormente approfondita. Fonte: US National Library of Medicine.

Studi sul cancro al pancreas:

1) Cannabinoids Induce Apoptosis of Pancreatic Tumor Cells via Endoplasmic Reticulum Stress–Related Genes (2006)

Questo studio ipotizza che il tessuto del tumore pancreatico abbia molti più recettori cannabinoidi rispetto ad un normale tessuto del pancreas. Lo studio ha rilevato che, una volta somministrati cannabinoidi, le cellule tumorali cominciano a morire per apoptosi, portando ad una riduzione dello sviluppo del tumore e della sua proliferazione. Fonte: The American Journal of Cancer.

Ricerca sulla Cannabis: Dolore cronico

Ricerca sulla Cannabis: Dolore cronico

Il dolore cronico è un tipo di dolore che dura da oltre sei mesi. Si tratta, spesso, di un sintomo di una malattia latente, come un cancro o la sclerosi multipla, ma può essere provocato anche da una semplice lesione o infezione. Il dolore cronico può manifestarsi in diverse forme, siano esse lievi o lancinanti, e di solito anche l'aspetto emotivo gioca un suo ruolo. I farmaci da prescrizione potrebbero essere inefficaci o avere effetti collaterali negativi, ed è per questo che le proprietà analgesiche della Cannabis sono sotto esame.

Studi correlati:

1) Smoked Medicinal Cannabis for Neuropathic Pain in HIV: A Randomized, Crossover Clinical Trial (2008)

Questa ricerca fu condotta con lo scopo di verificare l'efficacia della Cannabis nel trattamento del dolore cronico legato al sistema nervoso, in pazienti affetti da HIV. Il team di ricerca giunse alla conclusione che i partecipanti allo studio provarono una riduzione del dolore usando Cannabis e questo divenne ancora più evidente quando questa fu assunta in combinazione con altre terapie del dolore. Pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology.

2) Dose-dependent Effects of Smoked Cannabis on Capsaicin-induced Pain and Hyperalgesia in Healthy Volunteers (2007)

I ricercatori, con questo studio, hanno cercato di approfondire come fumare Cannabis possa alleviare la percezione del dolore, in questo esperimento indotto tramite capsaicina (principio attivo del peperoncino: provoca una sensazione di bruciore sulle parti di tessuto che entrano in contatto con essa). Hanno potuto così osservare che nei soggetti che avevano fumato una dose media di Cannabis il dolore si era ridotto significativamente, mentre in coloro che ne avevano assunto una dose superiore la percezione del dolore indotto era aumentata. Pubblicato sulla rivista Anesthesiology.

3) Cannabinoids for treatment of chronic non-cancer pain; a systematic review of randomized trials (2011)

Questo studio è rivolto all'analisi delle poche opzioni di cura a disposizione di coloro che soffrono di dolore cronico. I ricercatori somministrarono, in maniera del tutto casuale, ad alcuni volontari affetti da questo tipo di dolore, della Cannabis e ad altri un placebo, mettendo a confronto i risultati. Ciò che emerse fu come il dolore fosse diminuito notevolmente in coloro che avevano consumato Cannabis rispetto ai soggetti sottoposti al placebo. Fu rilevato, inoltre, che questo tipo di terapia non comportava effetti collaterali di rilievo. La conclusione fu che i cannabinoidi sembrano rappresentare una via sicura ed efficace per trattare il dolore. Fonte: US National Library of Medicine.

Ricerca sulla Cannabis: Diabete

Ricerca sulla Cannabis: Diabete

Il diabete mellito fa parte di quel gruppo di malattie comunemente associate ad un deficit nella produzione di insulina, il che vuol dire che il paziente affetto è costretto a ricorrere a determinate cure per regolare il livello degli zuccheri nel sangue. Esistono due tipi principali di diabete: diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2. Coloro che soffrono del tipo 1 sono incapaci di autoprodurre naturalmente insulina e necessitano di determinate cure per sopravvivere. Coloro che soffrono del diabete di tipo 2, invece, non producono abbastanza insulina a sostegno del proprio organismo. In questo caso la malattia è meno seria e, sovente, è possibile tenerla sotto controllo seguendo un certo regime alimentare. Non curare il diabete può portare a insufficienza renale, cecità, amputazione degli arti e morte.

Studi correlati:

1) Cannabinoids blocks tactile allodynia in diabetic mice without attenuation of its antinociceptive effect (2004)

Il diabete causa dolore neuropatico ed è una delle principali cause di dolore cronico. Per contro, pare che i pazienti affetti da diabete siano meno sensibili ai farmaci contro il dolore, come la morfina e altri oppiacei. E così a questo tipo di malati rimangono poche possibilità. Questo studio, quindi, era mirato ad approfondire l'efficacia dei cannabinoidi nel trattamento di questo tipo di dolore. Grazie a test eseguiti sui topi, si giunse alla conclusione che i cannabinoidi hanno, potenzialmente, un effetto positivo sulla riduzione del dolore. Fonte: US National Library of Medicine.

2) Cannabidiol lowers incidence of diabetes in non-obese diabetic mice (2006)

L'intento di questo studio era quello di verificare la possibilità che il cannabinoide CBD possa in qualche modo influire sul grado di incidenza del diabete in topi inclini ad un diabete di tipo 1. I ricercatori hanno osservato che l'incidenza del diabete si riduceva, da un grado di partenza dell'86% nei topi senza trattamento, fino al 30% nel gruppo di topi cui era stato somministrato CBD. Pubblicato su Ingentaconnect.

3) Neuroprotective and Blood-Retinal Barrier-Preserving Effects if Cannabidiol in Experimental Diabetes (2006)

Questo studio analizza come il cannabinoide non psicoattivo CBD possa essere applicato nelle terapie del dolore provocato dai disturbi alla retina derivanti dal diabete. E`emerso così che il CBD è in grado di ridurre infiammazioni, neurotossicità e ripartizione ematoretinica in animali diabetici, portando alla conclusione che il CBD potrebbe essere sfruttato per la prevenzione delle retinopatie diabetiche. Fonte: US National Library of Medicine.

Ricerca sulla Cannabis: Epilessia

Ricerca sulla Cannabis: Epilessia

L'epilessia è un disturbo neurologico che causa improvvise scariche di energia elettrica nel cervello. Questo porta ad un temporaneo, ma ricorrente, disturbo nell'operatività del cervello stesso, che si manifesta sotto forma di crisi epilettica. Una crisi epilettica può portare ad una perdita di conoscenza, disturbi sensoriali e convulsioni, oltre a molti altri sintomi.

Studi correlati:

1) Cannabidiol Displays Antipileptiform and Antiseizure Properties In Vitro and In Vivi (2010)

Ricerca mirata allo studio di eventuali ulteriori implicazioni del CBD per le sue proprietà anticonvulsive: sono stati eseguiti, a tal fine, esperimenti sia su animali che su campioni di tessuto isolato. Da qui è emerso che il CBD e i suoi effetti legati al recettore CB1 sono potenzialmente in grado di inibire l'attività epilettica nei campioni di tessuto isolato e di ridurre la severità delle crisi negli animali viventi. Fonte: US National Library of Medicine.

2) Cannabidivarin is anticonvulsant in mouse and rats (2012)

Ricerca mirata alla sperimentazione degli effetti del cannabinoide CBDV sulle convulsioni, come quelle causate dall'epilessia. Si è riscontrato che l'applicazione di questo tipo di cannabinoide ha una certa efficacia nella prevenzione delle convulsioni, senza provocare evidenti effetti collaterali rispetto alle normali funzioni. Pubblicato sul British Journal of Pharmacology.

3) Marijuana, endocannabinoids, and epilepsy: potential and challenges for improved therapeutic intervention (2013)

Questa ricerca è un meta-studio volto a sottolineare come i risultati di molti altri studi paiano condurre tutti alla conclusione che i cannabinoidi, e la marijuana, sono potenzialmente benefici per coloro che soffrono di disturbi neurologici, come l'epilessia. Fonte: US National Library of Medicine.

Ricerca sulla Cannabis: Fibromialgia

Ricerca sulla Cannabis: Fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore cronico su cui il trattamento con i normali farmaci per il dolore si sono rivelati inefficaci. Questo tipo di malattia provoca dolore in tutto il corpo ma la sua causa esatta è ancora sconosciuta. I pazienti malati di fibromialgia provano affaticamento e dolore diffuso alla colonna vertebrale, alle spalle e ai fianchi.

Studi correlati:

1) Cannabis Use in Patients with Fibromyalgia: Effects on Symptoms Relief and Health-Related Quality of Life (2011)

L'obiettivo di questo studio era quello di indagare la possibilità che l'uso di Cannabis potesse sia alleviare i sintomi derivanti da fibromialgia che migliorare la qualità della vita di questo tipo di pazienti. Ciò che emerse fu che i partecipanti a cui venne somministrata la Cannabis riportarono una significativa riduzione del dolore e della difficoltà di movimento, oltre ad un miglioramento della capacità di rilassamento e della sensazione di benessere. Fu constatato, inoltre, un miglioramento dello stato di salute mentale rispetto ai pazienti a cui non fu somministrata la Cannabis. Fonte: US National Library of Medicine.

Ricerca sulla Cannabis: In linea generale

Ricerca sulla Cannabis: In linea generale

Questa sezione prende in considerazione la ricerca scientifica generale sull'uso di Cannabis, senza particolare riferimento ad una specifica malattia.

Studi correlati:

1) Marijuana Use and Mortality (1997)

Questo studio è frutto di un'approfondita ricerca condotta grazie ai fondi dell'American National Institute in Drug Abuse. Si è constatato che il consumo di Cannabis non ha determinato in alcun modo un aumento del tasso di mortalità. Si è concluso, quindi, che nessun rischio di morte è associabile alla Cannabis, a meno che questa non venga utilizzata in tandem con il tabacco. Fonte: American Journal of Public Health.

2) Does Marijuana Use Have Residual Adverse Effects on Self-Reported Health Measures, Socio-Demographics or Quality of Life? A Monozygotic Co-Twin Control Study in Men (1997)

Questo studio era mirato all'analisi e alla valutazione degli effetti di un uso prolungato di Cannabis in giovani e adulti. Esaminando due gemelli identici, di cui uno accanito fumatore di marijuana e l'altro no, non sono stati rilevati cambiamenti sostanziali nell'aspetto socio-demografico né nella qualità della vita. Pubblicato sulla rivista Addiction.

3) Marijuana and Medicine: Assessing the Science Base (1999)

La ricerca ha più volte sottolineato l'ampia base scientifica a supporto dell'uso della marijuana a scopo terapeutico, mentre esistono poche terapie alternative efficaci per il trattamento di malattie croniche. La ricerca in esame, nello specifico, fu condotta dall'Istituto di Medicina, su incarico della Casa Bianca. Il Governo si augurava un esito negativo, e decise di ignorare completamente i risultati quando si rivelarono contrari alle proprie aspettative. Di conseguenza, il co-autore della ricerca John A. Benson, si recò alla redazione del New York Times con la sua ricerca, precisando che il Governo avrebbe negato la sua esistenza piuttosto che ammettere che la marijuana potrebbe avere un effetto benefico a vantaggio della popolazione. Fonte: National Academy Press.

4) Reassessing the Marijuana Gateway Effect (2002)

Lo scopo di questa ricerca era quello di verificare se la marijuana rappresenti davvero una fase di passaggio verso droghe più pesanti. Attivisti pro-proibizionismo descrissero come le statistiche indichino che il numero dei soggetti consumatori di marijuana passati alle droghe pesanti è molto maggiore rispetto a quello di chi non ha mai consumato erba prima della sua tossicodipendenza. Vollero dimostrare, quindi, che alla base di tutto c'è un desiderio di sperimentare sostanze stupefacenti, e la prima ad essere disponibile con maggiore facilità sarebbe la Cannabis. Ma ciò che emerse da questo studio è che chi ha una predisposizione alla sperimentazione ha le stesse probabilità di incappare nelle droghe pesanti, indipendentemente dal fatto che abbia mai consumato Cannabis o meno. Pubblicato sulla rivista Addiction.

5) Informing America’s Policy on Illegal Drugs: What We Don’t Know Keeps Hurting Us (2001)

Questo incartamento sottolinea come il proibizionismo e la guerra alle droghe non fermino, in realtà, il consumo di droga. Condotto dal National Research Council, sotto la supervisione della Casa Bianca: vennero analizzati i dati federali sul consumo di droga. Emerse che vi era "una minima relazione fra la severità delle sanzioni prescritte per l'uso di droga e la prevalenza o la frequenza dell'uso stesso". Da qui si evince che non esistano prove concrete a sostegno dell'efficacia del proibizionismo. Pubblicato dal National Academy Press in America.

6) The Limited Relevance of Drug Policy: Cannabis in Amsterdam and San Francisco (2004)

Questa ricerca è stata condotta in "joint venture" (collaborazione) da scienziati olandesi e americani, su indicazione del National Institute of Drug Abuse. L'obiettivo era quello di analizzare le differenze tra il consumo di Cannabis in San Francisco, dove l'uso ricreativo è illegale, e quello ad Amsterdam, dove l'uso ricreativo è invece tollerato. Ciò che emerse è che non esistono differenze significative da un punto di vista statistico fra le due città, a parte una: nell'arco di una vita, il tempo trascorso a consumare droghe pesanti è più alto a San Francisco piuttosto che ad Amsterdam, dove il consumo di marijuana è "legale". Da qui si può intendere che il proibizionismo non solo non è in grado di fermare l'uso di marijuana, ma agisce esso stesso come fase di passaggio, aumentando il rischio di un abuso di droghe pesanti. Fonte: American Journal of Public Health.

Ricerca sulla Cannabis: HIV

Ricerca sulla Cannabis: HIV

Il virus dell'immunodeficienza umana (HIV) è un retrovirus che attacca il sistema immunitario umano provocando l'AIDS (Acquired Immunodeficiency Syndrome), condizione che mina lentamente le difese immunitarie, rendendo l'individuo progressivamente più esposto alle malattie a rischio vitale.

Studi correlati:

1) Marijuana as therapy for people living with HIV/AIDS: Social and health aspects (2007)

Questa ricerca esamina l'applicazione terapeutica della marijuana nei pazienti affetti da HIV. Si è giunti alla conclusione che, nonostante le diverse barriere legali, molti malati sieropositivi curati, anche, con la marijuana pare traggano beneficio dal suo consumo. Pubblicato sulla rivista AIDS Care: Psychological and Socio-medical Aspects of AIDS/HIV.

2) Dronabinol and Marijuana in HIV-Positive Marijuana Smokers: Caloric Intake, Mood, and Sleep (2007)

Questo studio riconosce che i malati affetti da HIV sono fra i maggiori consumatori di marijuana terapeutica, ma non esistono ancora studi approfonditi sulla reale efficacia, in questi casi, di un uso orale di questa sostanza. Fu rilevato che, mettendoli a confronto con un gruppo curato con placebo, coloro che fumavano la Cannabis palesavano un aumento di appetito senza cadere in una intossicazione. Pubblicato sul Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes.

3) Short-Term Effects of Cannabinoids in Patients with HIV-1 Infection: A Randomized, Placebo-Controlled Clinical Trial (2003)

Questa ricerca ha sottolineato come la marijuana potrebbe potenzialmente influenzare gli effetti di altri farmaci anti HIV. Lo scopo dello studio era quello di indagare l'eventuale influsso negativo su questi a causa di un consumo di marijuana. Fu osservato che il consumo, su un breve periodo, di marijuana non influiva, almeno in apparenza, a livello virale sui pazienti. Fu, pertanto, ipotizzato che la marijuana non avesse effetti negativi se consumata in combinazione ad altri farmaci. Pubblicato sugli Annals of Internal Medicine.

Ricerca sulla Cannabis: Sclerosi Multipla

Ricerca sulla Cannabis: Sclerosi Multipla

La Sclerosi Multipla è una malattia che porta ad una degenerazione cronica del sistema nervoso centrale, colpendo il cervello e la spina dorsale. Da questo derivano, fra gli altri, una progressiva perdita del controllo motorio, disturbi visivi e dell'equilibrio, problemi sensoriali, infiammazioni e debolezza muscolare.

Studi correlati:

1) Effects of cannabinoids on spasticity and ataxia in multiple Sclerosis (1989)

Questa ricerca sottolinea la sorpresa dei medici di fronte ai sintomi di uno dei loro pazienti affetti da SM dopo aver fumato Cannabis, di propria iniziativa. Una volta sottoposto ad esame clinico, fu rilevato che i cannabinoidi parevano in grado di migliorare i sintomi di spasticità e atassia del paziente. Pubblicato sul Journal of Neurology.

2) Efficacy, safety and tolerability of an orally administered cannabis extract in the treatment of spasticity in patients with multiple sclerosis: a randomized, double-blind, placebo-controlled, crossover study (2004)

Lo scopo di questo studio era quello di indagare come un paziente affetto da spasticità derivante da SM reagisse al trattamento con Cannabis. Si rilevò come l'uso della Cannabis non dava segni di pericolosità né di effetti collaterali intollerabili e, allo stesso tempo, pareva far diminuire la quantità di spasmi affrontati. Pubblicato sul Multiple Sclerosis Journal.

3) Randomized, controlled trial of cannabis-based medicine in central pain in multiple sclerosis (2005)

Questa ricerca mirava a delineare gli effetti della Cannabis come medicina per il trattamento del dolore centrale causato dalla SM: un sintomo che difficilmente risponde efficacemente ad altre forme di terapia. La conclusione cui si giunse fu quella che la Cannabis come farmaco riduce effettivamente la quantità percepita di dolore ed aiuta, inoltre, a ridurre i problemi di sonno nel paziente. Pubblicato sulla rivista Neurology.

4) An open-label pilot study of cannabis-based extracts for bladder dysfunction in advanced multiple sclerosis (2004)

Ricerca pubblicata sul Multiple Sclerosis Journal con l'obiettivo di dare una prova scientifica alle testimonianze personali riguardanti gli effetti positivi della marijuana sui sintomi della SM legati al canale urinario. Si constatò, infatti, che l'uso della marijuana porta alla riduzione del numero di episodi di incontinenza fin quasi alla loro scomparsa. Fu riportato, inoltre, di pazienti che giovarono di una riduzione del dolore, della spasticità e della mancanza di sonno.

Ricerca sulla Cannabis: Disturbo Post Traumatico da Stress

Ricerca sulla Cannabis: Disturbo Post Traumatico da Stress

Il DPTS è un disturbo psicologico che, normalmente, deriva dall'aver assistito o dall'essere stati vittima di un'esperienza particolarmente straziante, come una guerra, un disastro naturale, un incidente serio o una violenza sessuale. Tali episodi possono causare sensazioni di mancanza di aiuto che possono indurre uno stress molto forte, che si riversa a livello fisico. E tutto ciò può portare ad un'ansia estrema e duratura, così come ad una moltitudine di altri problemi.

Studi correlati:
1) Elevated brain cannabinoid CB1 receptor availability in post-traumatic stress disorder: a positron emission tomography study (2013)

Questa ricerca ha puntato l'attenzione sulle prime scoperte riguardanti la relazione fra DPTS e sistema cannabinoide negli animali. Di conseguenza è stata esaminata la presenza del recettore di cannabinoidi CB1 all'interno del cervello umano di pazienti affetti da DPTS, attraverso mirate scansioni cerebrali. Ciò che è emerso è che questi soggetti affetti da questo tipo di disordine sembravano avere delle anomalie legate a degli squilibri. Da ciò si è potuto ipotizzare che la Cannabis possa avere un potenziale effetto benefico su coloro che soffrono di DPTS, quale aiuto per tenere maggiormente sotto controllo la propria ansia. Questo studio ha aperto la strada alle future ricerche in questo ambito. Pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry.

Ricerca sulla Cannabis: Incontinenza urinaria

Ricerca sulla Cannabis: Incontinenza urinaria

L'incontinenza urinaria è la perdita del controllo della vescica, normalmente dovuta a debolezza muscolare, infiammazione o danno neurologico. Spesso è associata a SM o morbo di Parkinson.

Studi correlati:

1) A preliminary controlled study to determine whether whole-plant cannabis extracts can improve intractable neurogenic symptoms (2003)

Questa ricerca aveva come obiettivo l'individuazione degli effetti degli estratti di Cannabis come possibile miglioramento dei sintomi della SM, quali l'incontinenza urinaria, il dolore e la spasticità. Ciò che fu osservato è che l'uso della Cannabis parrebbe ridurre i sintomi laddove altri tipi di terapia avevano fallito. La conclusione fu che, mentre con il trattamento medico si andava incontro a spiacevoli sintomi psichedelici, questi venivano meglio tollerati se associati a questa terapia alternativa. Fonte: US National Library of Medicine.

2) An open-label pilot study of cannabis-based extracts for bladder dysfunction in advanced multiple sclerosis (2004)

Con questo studio si sono volute confermare le testimonianze personali dei malati di SM riguardanti un loro miglioramento dei sintomi dei problemi al tratto urinario causati dal disturbo. Fu rilevato che l'uso di marijuana è in grado di ridurre il numero degli episodi di incontinenza fino alla loro quasi totale scomparsa. Fu constatato, inoltre, che i pazienti provavano meno dolore, spasticità e disturbi del sonno. Pubblicato sul Multiple Sclerosis Journal.

Ricerca sulla Cannabis: Morbo di Alzheimer

Ricerca sulla Cannabis: Morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è una malattia fisica che colpisce il cervello ed è una delle cause principali della demenza. Provoca "placche" o "ammassi" proteici all'interno del cervello, portando alla morte delle cellule cerebrali. Si tratta di una malattia degenerativa che, lentamente, danneggia sempre più il cervello, deteriorando le condizioni mentali del paziente.
I sintomi dell'Alzheimer sono:

  • Perdita di memoria: ci si sente facilmente confusi e ci si sforza enormemente per cercare di ricordare nomi, luoghi, persone ed avvenimenti recenti.
  • Sbalzi d'umore: Ci si arrabbia molto facilmente, si provano paura e frustrazione per il peggioramento dello stato della propria memoria.
  • Isolamento: la sensazione di isolamento emotivo aumenta man mano che i problemi di comunicazione si fanno più seri.

Studi correlati:

1) Prevention of Alzheimer's Disease Pathology by Cannabinoids: Neuroprotection Mediated by Blockade of Microglial Activation (2005)

I cannabinoidi sono famosi per la loro azione come agenti neuroprotettivi nel cervello. Ciò ha spinto i ricercatori ad esaminare la funzione dei recettori di cannabinoidi nei pazienti affetti da Morbo di Alzheimer e le potenziali qualità protettive offerte dai cannabinoidi presenti nella marijuana. Hanno rilevato, così, che i ricettori di cannabinoidi giocano un ruolo importante nella malattia e che possono aiutare a prevenire il sopravvento del processo neurodegenerativo. Studio pubblicato sul Journal of Neuroscienze.

2) A Molecular Link between the Active Component of Marijuana and Alzheimer's Disease Pathology (2006)

L'obiettivo della ricerca era quello di indagare il ruolo del THC nel trattamento del Morbo di Alzheimer, in contrasto con il ruolo dei cannabinoidi non psicoattivi. Si giunse alla conclusione che il THC effettivamente è in grado di inibire l'aggregazione AB, ovvero il marker principale della malattia di Alzheimer. In definitiva, arrivarono ad affermare che l'effetto del THC fosse superiore a quello dei farmaci da prescrizione fino ad allora disponibili. Fonte: Molecular Pharmaceuticals.

Ricerca sulla Cannabis: Disturbi gastrointestinali

Ricerca sulla Cannabis: Disturbi gastrointestinali

Un disturbo gastrointestinale è un disordine che non manifesta in maniera evidente dei problemi all'intestino, apparentemente normale, ma che lo porta ad un malfunzionamento. Alcuni esempi di comuni disturbi gastrointestinali sono la Sindrome dell'Intestino Irritabile (SII), le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) e la costipazione.

Studi correlati:

1) Cannabinoids and the gastrointestinal tract (2001)

Lo scopo di questo studio era quello di analizzare gli effetti dei cannabinoidi sul sistema gastrico. Fu rilevato che l'attivazione del recettore CB1 nel sistema endocannabinoidie inibiva la produzione di acidi gastrici, lasciando intendere il suo possibile uso in pazienti sofferenti da una loro eccessiva produzione e con sintomi di irritabilità gastrica. Si notò, inoltre, l'apparente assenza di evidenti effetti collaterali negativi o di assuefazione all'uso di cannabinoidi. Pubblicato sulla rivista Gut.

2) Differential Expression of Cannabinoid Receptors in the Human Colon: Cannabinoids Promote Epithelial Wound Healing (2005)

Questo studio ha cercato di individuare la posizione dei recettori dei cannabinoidi all'interno dell'intestino crasso e la loro funzione. E`emerso che i recettori dei cannabinoidi sono una caratteristica comune dell'intestino crasso e giocano un ruolo importante nella riduzione delle MICI. Pubblicato sulla rivista Gastroenterology.

3) Endocannabinoids and the gastrointestinal tract (2006)

L'obiettivo di questa ricerca era quello di analizzare l'uso storico della Cannabis quale rimedio nel trattamento dei problemi gastrointestinali e se, effettivamente, questa sostanza fosse in grado di avere qualche effetto benefico in tal senso. Fu rilevato che il sistema endocannabinoide agisce per proteggere il sistema gastrico contro le anomalie, con implicazioni su eventuali trattamenti a disposizione dei pazienti in simili condizioni. Fonte: US National Medical Library of Medicine.

4) Cannabis use amongst patients with inflammatory bowel disease (2011)

Dalla precedente ricerca si può evincere che il sistema endocannabinoide può giocare un importante ruolo nel prevenire e proteggere l'intestino crasso dalle infiammazioni. Attraverso questionari che valutano le abitudini relative al consumo di Cannabis in pazienti con simili patologie, si è riscontrato che l'uso di questa sostanza parrebbe avere effetti terapeutici positivi, ed è per questo che andrebbero condotte ricerche più approfondite in merito. Fonte: US National Library of Medicine.

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