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Storia della cannabis terapeutica

La canapa è la fibra più resistente a disposizione del genere umano e, contemporaneamente, la fonte di uno dei medicinali più popolari e più comunemente utilizzati: la marijuana. Canapa e marijuana sono prodotti della stessa pianta e la storia della marijuana terapeutica risulterebbe incompleta senza alcun riferimento alla versatilità della pianta stessa.

1972, Taiwan: in un antico villaggio preistorico furono ritrovati alcuni cocci in ceramica con evidenti segni di corde in canapa. La datazione di questi reperti li fa risalire a oltre 10000 anni fa ed è la prova che si cominciò ad utilizzare canapa già nell'Età della Pietra.

2008: esperti sono in procinto di pubblicare i dati relativi ad un ritrovamento in Asia Centrale, che mostra con evidenza l'uso di canapa da parte di sciamani preistorici 27000 anni fa.

"Ma": con questa singola sillaba i Cinesi definiscono la canapa che, probabilmente, viene ritenuta la "madre" della natura. Grazie a questa ardita pianta annuale, l'industria agricola cinese si è, probabilmente, sviluppata prima delle civiltà di cacciatori e raccoglitori, perché avevano a disposizione una fonte di cibo nonché una fibra tessile duratura. Oltre a questi usi terapeutici e tessili, è dimostrato che fu la seconda o terza fonte alimentare più importante nell'agricoltura cinese, per millenni: i semi di canapa sono ricchi di proteine, vitamina B e amminoacidi.
Ritrovata in resti egizi databili oltre il 1600 a.C., risulta evidente che la canapa sia stata storicamente applicata ad uso terapeutico e scavi in siti ebraici dimostrano che la marijuana veniva utilizzata, per aiutare durante il parto, un centinaio di anni prima della nascita di Cristo. "Ma" è stata il contrafforte della cultura cinese dall'antichità fino ai giorni nostri.

L'importanza della canapa nella Cina antica è sottolineata dal ritrovamento di tessuto di canapa nei pressi di un antico luogo di sepoltura della dinastia Zhou (1122 - 1249 a.C.). Il Libro dei Riti ( circa 200 a.C.) menziona il fatto che chi era in lutto doveva indossare abiti tessuti in canapa per esprimere il proprio rispetto nei confronti del defunto e questa tradizione è sopravvissuta fino ad oggi.

Una delle più importanti scoperte risalenti, circa, al 200 a.C. in Cina fu la carta di canapa e, sebbene sia stato mantenuto il segreto riguardo la sua fabbricazione, per oltre nove secoli questa si dimostrò indispensabile per il rapido sviluppo di tutte le civiltà del mondo. Ma gli usi medici e industriali della canapa erano profondamente radicati in Cina già migliaia di anni prima, tanto che questo Paese era storicamente conosciuto come "la terra del gelso e della canapa".

Guaritori dell'antica Cina tentarono di curare ogni tipo di malattia battendo le testiere dei letti dei loro pazienti con steli di canapa decorati con figure di serpenti, mentre recitavano incantesimi e sortilegi al fine di esorcizzare i demoni che si riteneva provocassero la malattia fisica. I sacerdoti shintoisti giapponesi utilizzavano corte bacchette legate con cordini di canapa non tinti per una cerimonia simile, basandosi sulla credenza che la purezza della canapa bianca potesse allontanare i demoni malvagi. Il pensiero razionale potrebbe liquidare questi rituali quali mere superstizioni, ma non sarebbe interessante scoprire le antiche origini di questi tanto longevi cerimoniali?

Un imperatore cinese, che regnò la nazione intorno al 2800 a.C., Shen-Nung, fu deificato per aver introdotto le medicine presso la popolazione. Si narra che questo mitico imperatore avesse il torace traslucente e che avesse mangiato ben oltre 70 tipi di piante al giorno per osservare i loro effetti e le loro diverse proprietà. L'antico testo che riporta le centinaia di medicine che identificò è chiamato Pen Ts'ao (Trattato Medico) ed è uno dei più antichi testi medici esistenti.

I fiori della pianta femmina di marijuana contengono, secondo il Pen Ts'ao, la più grande quantità di energia yin (nella filosofia e medicina cinese lo "yin" è associato agli attributi femminili, in opposizione con l'essere "yang", il maschile, l'elemento creativo). Il Ma-fen (i fiori della pianta femmina di Cannabis) venivano utilizzati per contrastare la perdita di yin, come durante il periodo mestruale, con i reumatismi, la malaria, il beriberi, la costipazione e la distrazione. Nel Pen Ts'ao fu scritto che ingerendo troppi semi di canapa si potrebbero vedere i demoni ma, d'altro canto, è riportato anche che un costante e continuo consumo di semi di Ma potrebbero rendere capaci di mettersi in contatto con gli spiriti.
La coltivazione di canapa per abbigliamento e altri usi tessili fu introdotta presso la popolazione cinese dallo stesso Shen-Nung e questa arte agricola è tuttora praticata nelle aree rurali della Cina.

Gli alchimisti Taoisti, nel primo secolo dopo Cristo, erano soliti inalare il fumo dei semi di canapa bruciati per provocare visioni. Tali visioni venivano considerate un mezzo per raggiungere l'immortalità e si diceva che la marijuana ringiovanisse sia il corpo che la mente. Un famoso chirurgo del secondo secolo dopo Cristo, Hua T'o, effettuava i suoi complicati interventi chirurgici utilizzando Ma-yo, una miscela di resina di canapa e vino, come anestetico. L'applicazione del Ma-yo rendeva questi interventi praticamente indolori, persino le amputazioni. Nel decimo secolo d.C. i trattamenti con Ma furono introdotti per abbassare la febbre, per agevolare il parto, curare i reumatismi e per pulire il sangue.

Gli antichi Greci la chiamavano Kannabis: marinai Greci trasportarono materiali resistenti fabbricati in canapa attraverso il mar Egeo fin dall'inizio del sesto secolo a.C. e gli archeologi hanno ritrovato fasci in fibra di canapa su una nave commerciale cartaginese affondata vicino alla Sicilia nel 300 a.C. Erodoto, il grande storico greco, scrisse, nel 450 a.C., che i Traci producevano abiti in canapa di fine qualità. Quattrocento anni dopo questa testimonianza, Plutarco scrisse che la popolazione Tracia avrebbe cercato di disfarsi della parte superiore delle piante di Kannabis gettandola nel fuoco e che il fumo che se ne sprigionò, inalato dalla gente, ne avrebbe causato l'intossicazione: era una consuetudine cui la gente di Zeus, amante del vino, non era abituata. Alcuni cenni sull'uso della Kannabis si trovano, anche, nella letteratura greca già nel 400 a.C., quale rimedio per il mal di schiena, ma questo fu l'unica applicazione terapeutica conosciuta nell'antica Grecia. E`risaputo che sia il popolo arabo che quello ebreo usavano la Kannabis per usi medici nello stesso periodo.

Nel 70 d.C., un fisico proveniente dalla Grecia, conosciuto come Dioscoride, fu assunto dai Romani per la ricerca e la catalogazione del patrimonio conoscitivo delle piante mediche. Dioscoride realizzò un libro, in cui riportò i risultati del suo lavoro, intitolato De materia medica (Materia Medica). In questo testo documentò e descrisse nomi locali, habitat e indicazioni terapeutiche per il trattamento di determinati sintomi: nel complesso ha catalogato oltre 600 piante e tra queste identificò anche la Cannabis Sativa L. (ovvero la Kannabis Greca). Nel trattato veniva citata la sua utilità per la realizzazione di corde e la produzione di semi il cui succo era un buon rimedio contro il mal d'orecchie e per la riduzione del desiderio sessuale. Il De materia medica di Dioscoride riscosse un grande successo e venne tradotto in tutte le lingue conosciute, diventando un manuale fondamentale per la medicina occidentale per oltre 1500 anni.

Il termine "canvas", in inglese, deriva dalla parola "cannabis" ed indica, etimologicamente parlando, la grande importanza ricoperta dalla fibra di canapa nella tecnologia navale europea. L'espansione delle colonie europee fin nelle parti più remote del mondo non sarebbe stata possibile senza lo sviluppo di questa tecnologia, fondata sulla cannabis. Basti citare, ad esempio, il viaggio transatlantico di Colombo, nel 1492, durante il quale sui suoi vascelli vennero trasportati oltre 80 tonnellate di canapa, con cui erano stati realizzati sartiame e vele. Questo fu possibile grazie a ore di lavoro dei contadini nei campi e, solo in un secondo tempo, questo tipo di coltura divenne una delle più importanti a livello industriale nella maggior parte dei Paesi a venire. Allo stesso tempo, l'informazione in Europa, a proposito della Cannabis medica, si limitava a quanto riportato nei documenti redatti da Dioscoride e ai rimedi casalinghi, non registrati, tramandati dai tempi del medioevo.

Durante l'evoluzione della civiltà occidentale, che usciva dagli anni bui del medioevo entrando nel periodo rinascimentale, diverse scoperte e numerosi fatti nuovi vennero alla luce, inclusi i grandi benefici apportati da un utilizzo terapeutico della marijuana. Nel 1621 Robert Burton, nel suo "Anatomia della Malinconia" (The Anatomy of Melancholy), suggerisce l'applicazione della marijuana per la cura della depressione. Nel 1682 nel New London Dispensary fu riportato il breve utilizzo che venne fatto dei semi di Cannabis per il trattamento di tosse e ittero. Nel 1794 fu citato, invece, un incremento delle conoscenze in merito ai diversi usi della pianta di marijuana per scopi medici: veniva suggerita l'applicazione per il trattamento di tosse, malattie veneree e incontinenza urinaria. Fu anche sottolineato che, oltre all'uso più comune dei semi, altre parti della pianta potevano essere studiate per i medesimi scopi. Nel 1814 Nicholas Culpepper pubblicò un libro in cui elencava tutti gli usi medici conosciuti di questa pianta. In suddetto libro citava tutti gli usi preventivamente conosciuti, cui aggiungeva un certo numero di nuove applicazioni possibili, come l'alleviamento delle coliche, il placare gli umori delle viscere, la riduzione di sanguinamenti fastidiosi e delle pulsazioni della testa, oltre alla riduzione dei dolori articolari. Culpepper, inoltre, suggerì che la Cannabis poteva essere aggiunta a diversi unguenti, al fine di trattare le ustioni. Non esiste nessuna prova che i medici europei fossero a conoscenza delle potenzialità psicoattive della Cannabis, almeno fino all'esplorazione dell'India, che portò una maggiore conoscenza della materia anche in Europa.

Nel 1753, un botanico svedese di nome Carl Linnaeus (Linneo) terminò il più importante e completo manuale di riferimento per la classificazione botanica, lo Species Plantarum, punto di partenza per la moderna nomenclatura botanica. Linneo partì dalla classificazione della Cannabis Sativa di Dioscoride ma, immediatamente, i botanici dissentirono che la nuova pianta di Cannabis indiana differiva dalla varietà più conosciuta, la Cannabis Sativa europea, che veniva coltivata a scopi sia industriali che medici. Nel 1783 un biologo francese, Jean Lamarck, esaminò entrambi i tipi nella sua compilazione intitolata Encyclopedia. Lamarck registrò che la Cannabis Sativa comunemente usata come fibra e materiale tessile raggiungeva un'altezza di 3-5 metri (12-16 piedi), con lunghi rami, il fogliame era scarso e le foglie sottili. La Cannabis nativa dell'India, invece, era molto differente: la sua altezza rimaneva tra il metro e il metro e mezzo (4-5 piedi) e il suo fogliame era piuttosto denso, folto di larghe foglie. Fu Lamarck stesso a rinominare questo secondo tipo di pianta Cannabis Indica, dal suo Paese d'origine.

Esistono centinaia di sottospecie di Cannabis, e i botanici dibattono continuamente sulla loro esatta classificazione, ma i maggiori esperti concordano che ci sono, almeno, due principali tipi distinti, fra tutti i ceppi conosciuti fino al giorno d'oggi. Nel 1913 Lyster Dewey, un esperto di canapa e botanico del Dipartimento statunitense di Agricoltura, riportò nella rivista annuale USDA che la Cannabis Indica era differente nell'aspetto da qualsiasi altra forma di questa pianta studiato dal suo reparto a partire dai semi raccolti in ogni parte del Paese.

Ibridi più recenti hanno cambiato la naturale inclinazione delle piante di Cannabis, dal momento che i coltivatori hanno tentato di promuovere determinati tratti rispetto ad altri, offuscando in questa maniera la differenza fra le due serie primarie. Nonostante ciò, ciascuna varietà manterrà le proprie tendenze naturali: gli alti steli di Cannabis Sativa sono, abitualmente, coltivati per le industrie tessili e di semenze, mentre i cespugli della più piccola Cannabis Indica vengono, normalmente, coltivati per le proprietà mediche e psicoattive dei fiori. La Cannabis Sativa che cresce per usi medici, solitamente, contiene solamente un piccolo quantitativo di componenti psicoattive. Una coltivazione specifica, però, può accrescere il livello normale delle sostanze terapeutiche in alcuni tipi di Cannabis Sativa. La più potente Cannabis Indica, invece, non può essere applicata come fibra industriale a causa della ridotta lunghezza dei suoi rami cespugliosi. Mentre queste differenze distinguono la naturale tendenza di questi due tipi primari, diversi coltivatori di piante mediche sono giunti alla conclusione che un ceppo più potente si ottenga dalla combinazione delle principali caratteristiche di entrambe le varietà.

Partendo, a quanto pare, dalla Cina, la Cannabis si diffuse attraverso tutta l'Asia occidentale, l'Asia Minore e arrivò ad incrociare il Mediterraneo, utilizzata da molte culture antiche. Da lì e nel tempo, la Cannabis prese la sua strada attraverso la maggior parte delle civiltà di tutto il mondo, come riportano gli storici occidentali. Gli insegnamenti Indù differiscono da questa teoria, invece, dal momento che la Cannabis Indica compare in uno dei più temuti dei quattro libri Veda. Scritti circa 4000 anni fa, i Veda narrano le leggende di conquista, lotta e sviluppo spirituale che determinarono e formarono ogni parte del tradizionale stile di vita Indù. Tra gli altri miti, i Veda raccontano del Dio Shiva, uno dei tre dèi Indù più importanti, che si rinfrescava dalla calura del giorno mangiando foglie di marijuana: il Dio Shiva elesse questa pianta quale suo cibo preferito e, pertanto, gli fu dato l'appellativo di Signore del Bhang.

Il Bhang è un'antica bevanda indiana, ottenuta da un mix di Cannabis, spezie e numerose erbe, ed è stato molto popolare in India per molti anni. Il Bhang è meno potente della Ganja, ricavata dalle piante fiorite sia per essere fumata che per essere ingerita. La Charas, che è più forte sia del Bhang che della Ganja, viene prodotta con le cime di Cannabis, raccolte all'apice del periodo di fioritura. La Charas è densa, come una specie di resina appiccicosa ed è potente quasi come la resina di cannabis concentrata, conosciuta come hashish. Per secoli questi inebrianti preparati di marijuana sono stati adottati nella maggior parte degli aspetti della vita indiana tradizionale, dal culto rituale alla sopravvivenza quotidiana, alla preparazione dei guerrieri per la battaglia e delle coppie per il matrimonio. La cultura indiana ha usato l'erba praticamente in ogni occasione importante e, nell'utilizzarla, invocava il Dio Shiva.

Il quarto dei Veda, l'Atharvaveda, comunemente tradotto come Scienza degli Incantesimi (Science of Charms), indica il Bhang come uno dei cinque regni dell'Erba in cui possiamo rilassarci dalle nostre ansie. Mentre questa idea assomiglia a quella delle teorie occidentali, la saggezza sud asiatica non è condizionata dai limiti della logica newtoniana. Un antico mito Indù cita il tempo prima della creazione, quando gli dèi scossero la montagna cosmica per ricavarne il nettare dell'immortalità. Si narra che le piante di marijuana crescessero ovunque le gocce di questo nettare entrassero in contatto con la terra. Un'altra mistica sutra riporta che Siddharta, colui che diventò il Buddha, l'illuminato, visse con un solo seme di marijuana al giorno per sei anni, prima di trovare il proprio risveglio spirituale. Per quanto sembri impossibile, questo mito ci ricorda che Induismo e Tantra Buddista in Tibet, Nepal e India del Nord usavano la Cannabis come un importante sacramento, in diversi riti religiosi, per diversi anni.

E`stato fatto ricorso alla medicina tradizionale indiana per lungo tempo e in svariate maniere: fu applicata nel trattamento di malattie quali febbre, colpi di sole, dissenteria e lebbra. Si dice che la Cannabis fosse utile per agevolare la digestione, acuire l'intelletto delle persone, sciogliere il catarro, aumentare lo stato vigile e per agire come elisir di lunga vita. La medicina Indù, a differenza della scienza occidentale, affronta la consapevolezza spirituale e si dice la Ganja piacesse a Shiva, il re degli dei, che spesso ne veniva omaggiato per compiacerlo. La relazione tra Shiva e la Ganja è ritenuta fondamentale per mantenere l'equilibrio psico-fisico. Secondo il Rajvallabha, un testo Indù del XVII secolo, questa droga dei desideri è stata scoperta dagli uomini per il benessere di tutte le persone: si dice che, se utilizzata con regolarità, crei gioia e riduca la sensazione di dolore.

Nella cultura indiana la pianta di marijuana viene venerata sia come sacramento che come benedizione, attraverso cui una persona può partecipare alle forze cosmiche e unirsi agli dei. Anche se le società occidentali in genere rifiutano le esperienze spirituali soggettive, le suddette credenze importanti non possono essere ignorate. Nel 1893, dopo lunghe ricerche sull'uso della Cannabis nella colonia del Sud Asiatico, il governo inglese realizzò il più grande studio sulla Cannabis che fosse mai stato fatto fino a quel momento, pubblicando il Rapporto della Commissione per le Droghe della Canapa Indiana. Dopo molti anni di ricerche giunsero alla conclusione che la canapa intesa come droga non era pericolosa per la popolazione indiana e che sarebbe stato un errore cercare di separare questa cultura dalla sua droga spirituale. Nonostante ciò, nel 1986, la Single Convention of Drugs and Narcotic Substances bandì la Cannabis e ne decretò l'illegalità in tutto il mondo. Il proibizionismo raggiunse l'Asia, l'Africa, l'America Medio orientale e l'America del Sud, ovvero Paesi dove la storia della Cannabis e del suo utilizzo risaliva ad un periodo anteriore a quello in cui pesanti carichi di canapa cominciarono a viaggiare da luoghi lontani, raggiungendo questi stessi Paesi.

Durante i primi anni della colonizzazione americana, la produzione industriale di canapa era parte integrante e fondamentale del commercio mondiale. La canapa fu regolamentata dal governo, quando ancora i diversi usi medici della pianta di marijuana erano pressoché sconosciuti, tanto nel Nuovo quanto nel Vecchio Mondo. Tuttavia, quando gli Occidentali scoprirono i diversi usi della Cannabis terapeutica, scoprendo la medicina indiana e gli effetti della Cannabis Indica, il diffondersi di queste pratiche fu rapido e forte anche nel mondo medico americano ed europeo.

Nel XIX secolo, dopo lunghi studi della letteratura medica indiana, e dopo aver sostenuto conversazioni e dibattiti con diversi studiosi indiani a proposito della Cannabis, il chirurgo della britannica Compagnia delle Indie Orientali, William B. Shoughnessy iniziò a sperimentare la Cannabis Indica sui suoi pazienti, così come su animali e su se stesso. Shoughnessy si avvicinò all'Europa e all'America con diversi e nuovi studi sull'applicazione della Cannabis. Nel 1839 scrisse un trattato intitolato La preparazione della Canapa Indiana e della Ganja (The Preparation of the Indian Hemp and Ganja). Arrivò alla conclusione che la Cannabis era d'aiuto per la cura dei reumatismi, delle convulsioni, degli spasmi muscolari derivanti da tetano e rabbia. Le sue ricerche rimangono una base storica della letteratura per le ulteriori ricerche nell'epoca contemporanea.

Durante il tardo '800, successivamente al lavoro di Shoughnessy, possiamo osservare un incremento delle terapie legate alla Cannabis, applicate alla medicina occidentale. Nel 1840 il medico francese Louis Aubert-Roche realizzò un libro sull'uso dell'hashish nel trattamento dei sintomi delle febbri da tifo e peste. Nel 1854 il US Dispensatory elencò i diversi usi degli estratti di Cannabis, inclusa la loro applicazione nella cura di gotta, nevralgie, tetano, idrofobia, colera, convulsioni, spasmi, isteria, depressione, follia, emorragie uterine e, inoltre, per l'uso durante le contrazioni del parto.

Nel 1890, SIr John Russell Reynolds, il medico personale della Regina Vittoria, giunse alla conclusione che la Cannabis era efficace nel trattamento di dismenorrea, emicrania, nevralgie, convulsioni e insonnia. Reynolds citò la Cannabis quale rimedio di gran lunga più efficace fra i farmaci impiegati per il trattamento delle malattie dolorose. Non è noto come Reynolds né altri medici occidentali giunsero a conoscenza di tali raccomandazioni, contenute negli scritti cinesi di Shen Nung, risalenti a migliaia di anni prima.

Durante gli anni intercorsi tra il 1840 e il 1890, vennero pubblicati oltre 100 trattati medici inerenti le proprietà della Cannabis quale rimedio contro la perdita di appetito, l'insonnia, l'emicrania, i dolori durante il travaglio, la tosse eccessiva e contro le dipendenze da alcol e da oppiacei. Sir William Osler, anche conosciuto come il padre della medicina moderna, disse che la Cannabis è il trattamento più efficace contro l'emicrania, citandola nel suo trattato medico, scritto nel 1915. Durante questo lasso di tempo, esistevano fino a 30 differenti preparazioni di Cannabis, messe a punto dalle principali compagnie farmaceutiche e disponibili in tutto il Nord America, nonostante le iniezioni ipodermiche di morfina, in combinazione all'Aspirina e ad altri farmaci, avessero già cominciato a rimpiazzare le tradizionali medicine a base vegetale.

Thomas Jefferson, George Washington e altri Padri Fondatori avevano esaltato le molteplici proprietà della canapa, ma le loro opinioni vennero svalutate dalla rivoluzione industriale e i valori degli Americani furono completamente ristabiliti. Le politiche interne guidate dalle idee capitalistiche e i pregiudizi contro la popolazione di colore, la principale consumatrice di Cannabis a scopo ricreativo, confluirono nel Marijuana Tax Act del 1937, disegno di legge che, di fatto, mise fuori legge qualsiasi utilizzo della canapa attraverso l'imposizione di una tassa improponibile su qualsiasi impiego della pianta.

Al termine delle consultazioni congressuali del 1937, l'Associazione Medica Americana (American Medical Association) si batté duramente contro il proibizionismo legato anche all'uso medico della marijuana. La testimonianza del Dr. Williams C. Woodward sottolinea le dure critiche al processo e ai suoi intenti, attraverso la sua risposta ai legislatori:

"In tutto ciò che abbiamo sentito finora, non è stata fatta alcuna menzione su un abuso da parte di qualsiasi medico, o su una distribuzione eccessiva da parte di alcun farmacista. Tuttavia il peso di questo disegno di legge ricade pesantemente proprio su medici e farmacisti e, io esprimo la mia opinione, ancor più pesantemente, se possibile, su tutti gli agricoltori della nostra Nazione.

Non riusciamo ancora a comprendere, Mr Chairman, perché il disegno di legge sia stato organizzato in segreto, durante gli ultimi due anni, senza alcuna iniziativa, neanche inerente la professione in discussione. Nessuna persona di medicina potrebbe identificarsi con questo disegno di legge, anche senza leggerlo fino in fondo, semplicemente perché marijuana non è una droga ma solamente un nome affibbiato alla Cannabis".

A seguito di una falsa ricetta per un farmaco standard, utilizzato nella pratica medica per quasi un secolo e che incorporava la parola marijuana, proveniente dallo slang messicano, la Tax Act del 1937 rappresentò un perfetto esempio di ciò che il critico sociale Noam Chomsky definisce "fabbrica del consenso". La commissione, pertanto, non si scandalizzò né provò imbarazzo di fronte al processo  democratico intentato dal Dr Woodward, con la manifestazione della sua onesta e diretta opinione e gli fu risposto come segue:

"Voi non collaborate, in questa maniera. Se la vostra intenzione fosse quella di offrire qualche suggerimento sulla legislazione, potreste venire qui con qualche idea costruttiva piuttosto che presentarvi con una mera critica e piuttosto che porre degli ostacoli al modo in cui il governo sta cercando di operare".

Nonostante l'interesse palesato dall'Associazione Medica Americana e da un certo numero di compagnie farmaceutiche, come la Ely Lilly e la Parke-Davis, e senza prendere in alcun modo in considerazione le numerose industrie di fibra di canapa, come la Ford Corporation, né tantomeno le diverse migliaia di contadini americani, il governo degli Stati Uniti mise al bando la Cannabis e tutti i suoi possibili impieghi. Tutto ciò basandosi semplicemente sulle menzogne di alcune leggi federali, i cui mandanti vennero sostenuti dal magnate della carta stampata  William Randolph Hearst. Hearst diffuse l'isterismo e la paura nei confronti di una droga del diavolo chiamata "erba", le cui radici sono piantate direttamente all'inferno. Dal momento che la maggior parte della gente non aveva alcuna conoscenza né alcuna esperienza in merito alla pianta di marijuana, la maggior parte degli Americani si fecero facilmente convincere da ciò che costui andava raccontando. Poche persone erano a conoscenza della perdita che ciò avrebbe rappresentato per la scienza medica. Guardandosi indietro adesso, è chiaro come le storie di omicidi e lesioni permanenti che circolarono per gli interi Stati Uniti allora avevano l'unico scopo di arrestare l'industria della canapa, in quanto principale concorrente all'impero della carta prodotta dagli alberi dall'industriale Hearst, così come rappresentava un pericolo per gli imprenditori delle fibre sintetiche, come Dupont ed altri. Proprio come le fortune delle corti europee furono costruite sulle spalle degli agricoltori della canapa, così le fortune dell'industria moderna furono costruite sulla loro distruzione. I politici e le forze dell'ordine si stavano assicurando l'apertura di una nuova frontiera, mettendo al bando la preziosa erba di Cannabis.

Fino al 1942 la Cannabis era legalmente prescrivibile, ma il suo uso medico era drasticamente diminuito a causa della tassa che era stata applicata su di essa. Il periodo della propaganda "refeer madness" (contro l'uso dello spinello, dall'omonimo film) ha aiutato a cancellare dalla memoria americana la canapa, quale materiale su cui erano state scritte sia la Dichiarazione d'Indipendenza che la Costituzione Americana. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'uso industriale della canapa fu largamente promosso dal governo statunitense per allestire gli armamenti americani all'estero, ma al termine del conflitto l'uso patriottico della canapa andò spegnendosi e con la vittoria il termine suscitò ancora qualche curiosità finché passò nel dimenticatoio della storia. Sebbene Henry Ford avesse messo a punto un'automobile realizzata in canapa, più resistente dell'acciaio, il suo ingegno fu rapidamente dimenticato, così come la nostra dipendenza da uno dei migliori farmaci naturali esistenti.

Gli studi sulla Cannabis e sulle sue numerose applicazioni mediche si ridussero al minimo in pochi decenni. Mentre furono prodotti più di 2500 trattati sulle droghe oppiacee, scritti tra il 1938 e il 1965, furono solamente 175 gli studi relativi alla Cannabis presentati durante questo lasso di tempo. L'ignoranza forzata prevalse fino agli anni '60, quando la rivoluzione culturale riportò alla luce l'argomento.

Il Rinascimento della Coscienza della Cannabis

Con l'aumento della popolarità della marijuana presso i giovani durante gli anni '60 ebbe inizio anche una rinascita per la ricerca scientifica, ma il problema che spesso si trattasse di studi su incarico federale rese quasi impossibile giungere a dei testi imparziali. Mentre l'allora Presidente Kennedy consumava Cannabis alla Casa Bianca per alleviare i suoi frequenti mal di schiena, i Presidenti successivi misero in atto una radicale escalation politica della guerra statunitense alla droga. Il Presidente Richard Nixon fece la promessa di mantenere il pugno duro contro la droga durante la sua campagna elettorale e, dopo essersi insediato negli uffici presidenziali, mantenne bene il suo impegno. Affidò praticamente subito alla Commissione Shafter lo studio del problema marijuana, e la commissione presidenziale concluse che praticamente la maggior parte dei problemi erano legati al proibizionismo. Dopo aver ricevuto queste informazioni depenalizzanti, Nixon rigettò tali raccomandazioni prima che venissero pubblicate. Il professore di alto profilo Timothy Leary contestò le motivazioni dell'applicazione della legge e portò avanti, successivamente, una dura battaglia contro la logica fallimentare del Marijuana Act del 1937. A causa della posizione di Leary, Nixon fece rapidamente riscrivere le leggi nazionali in merito alle droghe e lo mandò in prigione: il Controlled Substances Act del 1970 inseriva la marijuana nella Tabella 1 delle droghe, quella inerente le sostanze senza alcun valore medico ma con un alto potenziale dal punto di vista dell'abuso, creando ulteriori e maggiori ostacoli alla ricerca.

Per tre decenni, numerosi politici portarono avanti con retorica la guerra alla droga, per avvallare le proprie posizioni sul tema. Il Presidente Carter fu l'unico vero politico a prendere in considerazione la possibilità di rivedere la legge in vista di un eventuale cambiamento e anche questo tentativo ebbe breve durata. L'applicazione del proibizionismo delle droghe costò migliaia di dollari all'economia statunitense e milioni di cittadini americani furono costretti a soffrire di disagi fisici, mentali, economici e sociali come risultato delle ambizioni di politici e forze dell'ordine. Nel 1997, l'editore e proprietario del New England Journal of medecine coniò il termine "foolishness federal" (follia federale) per criticare i governi e la loro persecuzione nei confronti di 65 milioni di cittadini americani.

Tra i milioni di "criminali" confessi, sia il Presidente Bill Clinton che il Presidente della Camera Newt Gingrich hanno dichiarato di aver fatto uso di Cannabis a scopi ricreativi. Malgrado ciò, sia il Partito Democratico che quello Repubblicano hanno suggerito di difendere il Paese contro la sua quarta droga più popolare, mettendo in galera oltre mezzo milione di persone all'anno. Per i medici e i pazienti americani le argomentazioni circa l'uso della marijuana sono costrette entro i limiti della definizione legale che la inserisce fra le sostanze stupefacenti da abuso. Ma nonostante la stigmatizzazione sociale, le gravi sanzioni e l'ignoranza, l'interesse popolare nei confronti di questo tipo di medicina è in costante aumento. All'alba del nuovo millennio, la saggezza degli antichi si è evoluta in moderno folklore.

Nell'era della chemioterapia contro il cancro e della comparsa dell'AIDS la Cannabis ha assunto una grande importanza presso l'opinione pubblica. Nel 1998 un considerevole 98% di persone intervistate dalla CNN News si dichiararono favorevoli all'uso terapeutico della marijuana. Sempre nel 1998 un sondaggio del Microsoft News Broadcasting Service evidenziò come l'accettazione della marijuana utilizzata a scopi medici fosse salita al 90%. Anche se la CBS riportò che solo il 65% era favorevole nel 1997, il 20% degli intervistati si dichiararono favorevoli alla legalizzazione anche se la ricerca non fosse riuscita a dimostrarne l'efficacia in maniera aneddotica. Un sondaggio della American Civil Liberties Union, nel 1996, evidenziò che il 79% degli Americani riteneva una buona idea permettere ai medici di prescrivere Cannabis e, oltre a questo 79%, il 25% dichiarò di avere un amico o un conoscente che faceva uso medico di questa sostanza. Tutte queste relazioni sono state redatte prima del rapporto dell'Istituto di Medicina (Rapporto IOM), basato su nozioni scientifiche, del 1999. In seguito il sondaggio Gallop riscontrò che il 73% della popolazione americana concordava col fatto che la marijuana dovesse essere resa disponibile per ridurre dolore e sofferenza.

Negli USA decine di migliaia di persone malate sono oggi utenti legalmente certificati di marijuana medica. Diversi Stati ne hanno legalizzato l'uso, dietro certificazione medica, e almeno altri 20 Stati hanno in previsione di andare al voto per decidere in merito alla questione. Il movimento per la legalizzazione ha subito violente battute d'arresto a causa di un'ipocrita e folle politica federale. Nonostante le numerose forme di evidente sostegno alla sicurezza e all'utilità della marijuana medica, essa è ancora classificata nella Tabella 1 delle sostanze stupefacenti, insieme a LSD, PCP, eroina,  metanfetamine e altre droghe altamente pericolose. Indipendentemente da ciò che la maggior parte delle persone sostiene, la legge federale viene ancora applicata in tutto il Paese.

Il Marinol, un farmaco contenente un cannabinoide, il  delta-9 tetrahydrocannibinol (THC), è disponibile legalmente per i pazienti di AIDS anoressici per stimolarne l'appetito ed è utilizzato per i pazienti malati di cancro sottoposti a chemioterapia, per controllare la nausea. Grazie a questi trattamenti il Marinol ha contribuito a far riconoscere l'uso della marijuana anche in altri campi di applicazione medica.

La sfida ad arrivare, finalmente, ad una discussione intelligente intorno all'argomento, rimane una questione ancora abbastanza ostica. I fornitori distribuiscono i farmaci naturali ai pazienti che si identificano come tali in molte città del Nord America, nonostante le ordinanze del tribunale federale. Anche negli Stati che hanno emanato leggi a tutela dei pazienti da processi persecutori, la legge non si attiene ad alcun protocollo standard a difesa della crescente presenza di Cannabis. La posta in gioco in questa lotta sono il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità. Nel caso specifico si tratta dei diritti dei pazienti, dei medici e della loro libertà d'espressione, il diritto dei disabili, e i diritti di quegli Stati che hanno approvato l'uso terapeutico della marijuana violando la legge federale. Enormi battaglie legali sono in corso mentre i maggiori guerrieri della droga stanno operando politiche inumane e irrazionali. Intrappolato nella battaglia c'è un numero sempre crescente di pazienti che commettono, giornalmente, crimini per la sopravvivenza.

Oggi è comunemente risaputo che la marijuana ha numerosi usi terapeutici. Anche la Polizia Nazionale per il Controllo delle Droghe della Casa Bianca ha ammesso di non essere in grado di negare l'utilità a livello medico della marijuana, nonostante decenni di avversione. La ricerca risulta essere ancora incompleta, ancora molte informazioni aspettano di essere messe insieme attraverso il confronto del gran numero di fonti disponibili. Ritornando al 1993, Peter Nelson, dell'Australia Advisory Committee on Illicit drugs (Comitato Consultivo Australiano sulle Droghe Illecite) portò avanti la sua revisione della letteratura scientifica, determinando l'esistenza di almeno 4000 trattati, libri e monografie riguardanti la Cannabis sotto tutti i suoi aspetti e pubblicati a partire dagli anni '40 del 1900. Andrew Weil, dell'American Health Authority, sostenne che mettendo insieme tutta la documentazione sull'argomento Cannabis si potrebbero riempire completamente diversi rimorchi. Secondo Lester Grinspoon, uno psichiatra di Harvard, sappiamo molto di più su questa droga che su qualsiasi altro farmaco oggi prescrivibile.

Un programma denominato The Compassionate Investigatory New Drug Program avviò la distribuzione di marijuana coltivata dal governo a un selezionato numero di pazienti sottoposti a terapia medica, nel 1978: ad oggi, il programma distribuisce ancora 300 sigarette di marijuana al giorno ai pazienti che rimangono. Nel 1992 il programma fu interrotto prima di assumere nuove applicazioni, proprio quando migliaia di pazienti malati di AIDS stavano per esservi introdotti.

La marijuana terapeutica fu legalizzata in California e in Arizona quattro anni più tardi, quando iniziative inerenti la marijuana medica vennero approvate in entrambi gli Stati e il Presidente Clinton mise a disposizione un milione di dollari affinché i risultati di queste ricerche venissero documentati. Nel 1999, quale risultato di tali ricerche, l'Istituto di Medicina pubblicò "Marijuana and Medicine: assessing the science base" (Marijuana e Medicina: valutazione delle basi scientifiche). Gli autori di questo studio riportarono i dati raccolti, indicando un possibile valore terapeutico delle droghe cannabinoidi quali palliativi nella cura del dolore, nella stimolazione dell'appetito e nel controllo di nausea e vomito. Il Governo aveva finalmente concesso il riconoscimento ufficiale dovuto a questa branchia delle risorse naturali della medicina. Non tutti i potenziali benefici trovarono posto nell'elenco riportato nel Rapporto Finale dell'Istituto di Medicina, come ci si sarebbe invece aspettati.

Isolare alcuni dei principi attivi presenti nella resina di Cannabis ha fatto sì che molti differenti studi venissero fatti anche non in presenza della sostanza naturale, che è ancora praticamente impossibile ottenere a scopo di ricerca. A seguito del rapporto stilato dallo IOM nel 1999, la Casa Bianca ha promesso di sostenere la ricerca in ambito medico sulla marijuana, ma di fatto è stato permesso un solo studio in merito. I volontari che forniscono la propria marijuana ai fini della ricerca costituiscono un'ulteriore risorsa di informazioni. Mentre gli Stati Uniti ostacolano concretamente la ricerca per lo sviluppo di un rapporto sulla Cannabis, diversi studi scientifici continuano a suggerirne le svariate applicazioni in campo medico.