USA: Il Congresso blocca la legalizzazione della marijuana a Washington DC

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USA: Il Congresso blocca la legalizzazione della marijuana a Washington DC

La situazione sta diventando di nuovo turbolenta negli Stati Uniti. Sembra che il Congresso non abbia gradito così tanto i risultati del referendum in cui veniva approvata la legalizzazione della Cannabis a Washington D.C..

Dicembre è stato il mese della vittoria e allo stesso tempo della sconfitta dei fumatori d'erba americani, i quali hanno partecipato attivamente ad un nuovo disegno di legge approvato dallo stesso Congresso. Questo disegno di legge contiene, però, alcuni emendamenti contraddittori sull'uso della marijuana, dove da una parte viene garantito un consumo legale di questa sostanza, ma dall'altra lascia spazi per poterla in qualche modo ostacolare.

Iniziamo prima con la cattiva notizia. È sempre meglio iniziare dall'aspetto negativo della faccenda, come quando si toglie un cerotto con un colpo brusco per ridurre al minimo il dolore. I repubblicani del Congresso, che fin dall'inizio hanno dimostrato la loro ferma opposizione all'iniziativa di legalizzazione della marijuana con fini ricreativi a Washington D.C. (referendum che, ci teniamo a ricordare, ha ottenuto il 70% di voti a favore), sono riusciti ad inserire in questo disegno di legge una norma che proibisce di spendere denaro pubblico per la legalizzazione di sostanze illegali, nell'ambito territoriale della città.

Si tratta di un escamotage piuttosto "subdolo" che dovrebbe indignare chiunque rappresenti una carica politica che difende la democrazia e la libertà. In questo caso, infatti, il Congresso si vede obbligato ad interrompere un processo normativo approvato dalla maggioranza del popolo. Stiamo parlando di andare contro la volontà del 70% dei cittadini, un atto sgradevole di cui il Congresso dovrebbe francamente vergognarsi. "Che le solite fazioni politiche cercassero di arrivare a questa situazione me l'aspettavo", dichiara Adam Eidinger, il presidente della Campagna per la Cannabis in D.C. (il gruppo responsabile dell'iniziativa recentemente approvata). "Quello che però non mi aspettavo è che i democratici rinunciassero così facilmente. E ciò è assolutamente inaccettabile".

Quello che rende questa vicenda ancora più grottesca è che avrebbero potuto bocciare l'iniziativa della legalizzazione prima della sua approvazione, ma visto che erano consapevoli che le probabilità di successo erano scarse, hanno preferito adottare questa mossa alquanto subdola. Si può dire che la democrazia è morta nel momento in cui i politici hanno deciso di andare contro la volontà del popolo, utilizzando una scappatoia che giova solo agli interessi personali del partito.

Il loro obiettivo era, quasi sicuramente, quello di assicurarsi i voti alle prossime elezioni da parte di molti elettori repubblicani e di destra, dimostrando la loro fedeltà ad alcuni principi saldi ai loro programmi politici. È un peccato, però, che per dimostrare le loro intenzioni siano andati contro i fondamenti e i valori che dovrebbero invece rappresentare.

Non tutto è perduto

Fortunatamente, ci sono ancora due carte da giocare per trovare una possibile scappatoia. La delegata Eleanor Holmes Norton, rappresentante democratica del Distretto nel Congresso, ha sottolineato che il testo di questo nuovo disegno di legge apre le porte a numerose interpretazioni. Negli emendamenti in questione viene specificato che la città non può spendere soldi per "mettere in atto" la legalizzazione della Cannabis, ma ciò non significa che non possa accadere. In teoria, viene concesso ugualmente di procedere verso la legalizzazione, ma si impedisce esclusivamente di utilizzare le tasse pagate dalla città per regolare il suo procedimento. Anche se si tratta in ogni caso di un passo indietro, possiamo consolarci con il fatto che non ne siano stati fatti due, dato che rimane in ballo l'iniziativa per legalizzare la Cannabis, approvata il 4 novembre dalla maggioranza dei cittadini.

Le buone notizie

Questo nuovo disegno di legge che regola la spesa pubblica non è del tutto negativo! Qualcuno potrebbe ancora considerarlo come una vittora schiacciante. Infatti, all'interno delle norme emanate riguardanti le spese è compreso anche un emendamento che impedisce al Dipartimento di Giustizia di spendere denaro pubblico per ostacolare e minare le leggi statali sulla marijuana terapeutica. Nonché, un ulteriore emendamento che impedisce alla DEA di bloccare una nuova legge federale approvata lo scorso anno, la quale consente la coltivazione della canapa per scopi di ricerca accademica e agricola.

Ciò significherebbe che la Cannabis sarà "cementata" da una legge a livello federale che il Congresso dovrà rispettare. Da questo punto di vista gli Stati avranno molta più liberta per fornire agli utenti l'accesso alla marijuana terapeutica, ostacolando sensibilmente eventuali tentativi di chiudere dispensari o di arrestare gli stessi utenti.

È vero, la marcia per la legalizzazione per l'uso ricreativo della marijuana ha subito un duro contraccolpo, ma il movimento di base, quello che vuole vedere approvato l'impiego della Cannabis a fini terapeutici (per migliorare la condizione di salute di molte persone) e scientifici per l'intera umanità, resta legalmente riconosciuto. E ricordiamoci che il giorno che verrà accettata da tutti come un efficace e reale strumento per aiutare chi ne ha realmente bisogno (come i molti malati che ne necessitano per vivere dignitosamente) e che non si tratta di una sostanza dannosa e pericolosa, allora anche il rifiuto del suo consumo a fini ricreativi svanirà definitivamente. La voce del popolo ha già dimostrato che questi timori sono ormai dissipati, ma i repubblicani del Capitol Hill (il Colle del Campidoglio dov'è ubicata la sede del potere legislativo americano), contrari a questa iniziativa, dovranno decidersi una volta per tutte a tirare la testa fuori dalla sabbia.