Studi sulla Cannabis Scoprono Farmaci per Regolare l'Appetito

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Cannabis e perdita di peso


Una nuova ricerca sui topi sembrerebbe confermare che la manipolazione del recettore CB1, al di fuori della barriera emato-encefalica, potrebbe dare origine a nuovi farmaci, capaci di controllare non solo l'appetito, ma anche il metabolismo generale del corpo umano.

È ormai risaputo che la Cannabis tende a provocare la cosiddetta "fame chimica". Dal punto di vista scientifico, questa proprietà potrebbe essere sfruttata anche in altri contesti. Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori, i cannabinoidi che agiscono sul recettore CB1 sono i principali responsabili della stimolazione dell'appetito.

Quando un recettore CB1 si lega ad una molecola di THC, all'interno dell'organismo vengono rilasciati alcuni ormoni responsabili dello stimolo della fame. Ecco perché la Cannabis è così efficace nell'aiutare le persone a superare la nausea e a riprendere a mangiare con una certa regolarità.

Dall'altra parte, sopprimendo quei determinati ormoni si tende ad inibire l'appetito, favorendo la perdita di peso corporeo. Detto ciò, i meccanismi usati dai recettori per stimolare o ridurre l'appetito sono ancora un mistero. Tuttavia, dato che il THC ha un forte impatto sul recettore CB1, risulta piuttosto importante per la ricerca approfondire i possibili legami con questo cannabinoide. La scienza dovrebbe esaminare non solo tutte le funzioni svolte dal sistema endocannabinoide, ma anche come potrebbero essere usati i farmaci a base di cannabinoidi per controllare lo stimolo ormonale dell'appetito e l'intero processo metabolico dell'essere umano.

Nell'ultimo decennio, diverse compagnie farmaceutiche hanno cercato di produrre farmaci capaci di agire sul recettore CB1, con l'obiettivo di trovare nuovi prodotti dimagranti.

Tuttavia, il sistema endocannabinoide è direttamente collegato con quasi tutte le funzioni del corpo. È proprio qui che le compagnie farmaceutiche hanno forse commesso il loro principale errore. Le aziende produttrici di questi medicinali si sono limitate a trovare il modo di inibire il CB1 e la sua azione sull'appetito, causando tra i pazienti gravi problemi collegati alla depressione, che nei casi più gravi hanno portato anche al suicidio. Rimonabant, prodotto dalla Sanofi-Aventis nel 2006, e Taranabant, prodotto dalla Merck, non hanno mai raggiunto il mercato proprio a causa di questi effetti collaterali. A partire dal 2008, la ricerca nel campo degli antagonisti del CB1 è stata interrotta per le possibili conseguenze negative.

Tuttavia, riesaminando i risultati di quegli studi, è emerso che gli inibitori potrebbero non aver bisogno di attraversare la barriera emato-encefalica per garantire la loro efficacia.

COSA SIGNIFICA LA SIGLA AM6545?

L'AM6545 è un antagonista del CB1. La ricerca sui suoi effetti è in corso da almeno sei o sette anni, dopo il fallimento di altri farmaci potenzialmente attivi sul recettore CB1, a lungo studiato già agli inizi del secolo. Tra i risultati più interessanti, si è scoperto che i recettori CB1 e CB2 dei topi, sottoposti ad un'operazione chirurgica per scollegare il 10° nervo cranico, venivano "messi fuori gioco". In questo caso, i topi non notavano alcun effetto da parte dell'AM6545. I topi che invece venivano sottoposti ad un trattamento con AM6545, ma con i recettori CB1 e CB2 ancora attivi, sembravano venir influenzati positivamente da questa sostanza. In poche parole, l'AM6545 spingeva i ratti a mangiare meno e, di conseguenza, a perdere peso.

Dopo questa ricerca, l'AM6545 ha iniziato ad attirare l'attenzione da parte dei ricercatori. Secondo loro, l'inibizione selettiva dei recettori periferici potrebbe aiutare a trattare alcune condizioni metaboliche, senza indurre effetti psichici. In altre parole, i farmaci capaci di agire sui recettori CB1, senza attraversare le barriere per raggiungere il cervello, potrebbero contenere la chiave di questo puzzle.

Da allora, la ricerca è andata avanti presso l'Università Northeastern, nel dipartimento del Center for Drug Discovery. In questo studio venne alla luce che dopo 28 giorni di trattamento, l'AM6545 aveva fatto perdere peso ad un 12% dei partecipanti (rispetto al 24% del Rimbonant). Tuttavia, nonostante il tasso dimezzato, la perdita di peso generata da questo farmaco non sembrava aver avuto alcun effetto collaterale e psichiatrico.

M6545 Mouse CB1

Di recente è stato pubblicato un nuovo studio che potrebbe fornire ulteriori indizi. L'AM6545 ha la capacità di bloccare i recettori CB1 del sistema nervoso centrale e periferico, senza attraversare la barriera emato-encefalica. I topi trattati con questa sostanza non erano più attratti da una dieta ricca di grassi e zuccheri, scongiurando il rischio di diventare obesi. Dopo l'assunzione dell'AM6545, i topi tendevano addirittura a perdere peso.
I ricercatori dell'Università della California Riverside School of Medicine hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sull'edizione del 5 gennaio del Physiology and Behaviour.

Secondo i ricercatori: "Bersagliare i recettori CB1 periferici con sostanze antagoniste (come l'AM6545), incapaci di raggiungere il cervello, può essere un'efficace strategia per trattare la sindrome metabolica e alcuni disturbi alimentari, senza effetti collaterali psichiatrici deleteri, tipici invece di altri inibitori di recettori CB1 capaci di raggiungere il cervello".

Inoltre, gli autori dello studio hanno anche riferito che l'obesità provocata dalla "dieta occidentale", ad alto contenuto di zuccheri e grassi, è causata da una maggiore stimolazione degli endocannabinoidi sui recettori periferici CB1.
Questa ricerca è appoggiata da uno studio britannico condotto nel 2010. I ricercatori rilevarono che: "I recettori CB1 periferici, rispetto a quelli centrali, mediano l'inibizione dell'assunzione di cibo".

IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE COME CHIAVE REGOLATRICE DELL'ORGANISMO UMANO

Al di là dell'impatto che può avere la stimolazione del recettore CB1, che sia "periferico" o destinato a raggiungere il cervello, i risultati di queste ricerche aprono la strada ad altri interessanti ed incoraggianti studi, messi da parte per diversi anni per colpa del proibizionismo.

Endocannabinoid sistema thc

Il sistema endocannabinoide del corpo umano contiene molti tasti che regolano e migliorano le condizioni generali di un organismo, dal controllo e stimolazione dell'appetito al miglior funzionamento del sistema stesso. Ciò che i ricercatori ritengono ancora più interessante sono i possibili impatti su fegato, stomaco ed intestino. Inoltre, i recettori CB, sia l'1 che il 2, possono essere facilmente manipolati, aumentando ulteriormente il loro campo d'azione. I risultati finora ottenuti sono incoraggianti per la salute umana in generale, sia a livello preventivo che curativo.

LA NECESSITÀ DI CONDURRE NUOVE RICERCHE

Se non altro, al di là delle specifiche scoperte di questo ultimo farmaco, la ricerca sul sistema endocannabinoide continua a confermare che i farmaci a base di cannabinoidi potrebbero avere importanti applicazioni mediche. Per la prima volta nell'era moderna della scienza, sembra che ci sia finalmente l'interesse a scrollarsi di dosso la stigmatizzazione della Cannabis, il che potrebbe contribuire a nuove ed entusiasmanti scoperte.

 

         
  Marguerite Arnold  

Scritto da: Marguerite Arnold
Con anni di esperienza di scrittura alle spalle, Marguerite dedica il suo tempo ad esplorare il settore della cannabis e gli sviluppi del movimento di legalizzazione.

 
 
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