Politica olandese sulle droghe: due passi avanti e uno indietro?

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Categorie : AmsterdamBlog

Politica olandese sulle droghe: due passi avanti e uno indietro?

Tempi duri per la comunità della Cannabis in Olanda: i politici si stanno preparando a rendere la Cannabis più accessibile per alcuni, ma meno raggiungibile per altri.

Tempi duri per la comunità della Cannabis in Olanda: i politici si stanno preparando a rendere la Cannabis più accessibile per alcuni, ma meno raggiungibile per altri.

Notizie positive

Da una parte della trincea, i politici liberali stanno tenendo d'occhio la legislazione e la regolamentazione della Cannabis. Potrebbe essere una sorpresa per qualcuno, ma la coltivazione e la vendita di Cannabis, al momento, sono illegali nei Paesi Bassi. I coffee shop, tecnicamente, non sono legali e operano sotto la politica di tolleranza che viene applicata alle droghe leggere. Ciò significa che i coffee shop sono ancora costretti a rivolgersi ad un mercato nero non regolarizzato per i propri approvvigionamenti.

Frits Bolkestein, membro in pensione del People’s Party for Freedom and Democracy (Partito popolare per la Libertà e la Democrazia), sta portando avanti una proposta che vorrebbe il governo più coinvolto, e con un ruolo più centrale, nella produzione e nella vendita della Cannabis. In particolare, in tempi di crisi economica, tassare e regolarizzare la Cannabis potrebbe essere un'opzione appetibile. Il governo olandese sta, attualmente, riscuotendo qualcosa come 400 milioni di euro di tasse derivanti dai coffee shop, ogni anno, ma questa cifra potrebbe aumentare se anche la coltivazione, ad oggi vietata, fosse soggetta a tassazione.

Bolkestein è un esponente della Fondazione Epicurus, impegnata nel miglioramento delle politiche per le droghe. La sua proposta vedrebbe la concessione governativa di licenze a favore dei coltivatori di Cannabis, con l'imposizione di severi criteri di qualità da rispettare, così come la regolamentazione dei rapporti commerciali fra coffee shop e fornitori. Questa proposta, inoltre, ipotizza corsi di formazione obbligatori per i dipendenti dei coffee shop, in modo tale da assicurare una corretta informazione al cliente in merito ai prodotti serviti.

Al momento sono 21 i Comuni che sostengono suddetta proposta: un numero significativo che dimostra il crescente interesse per un cambiamento e per l'attuazione di politiche per le droghe più progressiste. Il progetto è, dunque, accompagnato da un vasto sostegno politico ed è probabile che verrà ampiamente dibattuto dal governo. Ma, allo stesso tempo, un certo numero di politici sta spingendo nella direzione opposta.

Notizie negative

A partire da gennaio 2014, i coffee shop di Amsterdam situati in un raggio inferiore ai 250 metri da una scuola rimarranno chiusi durante l'orario scolastico, diversamente verrà loro revocata la licenza. Quest'operazione rientra in un processo che è stato definito "a tre fasi": circa 31 coffee shop stanno per essere chiusi definitivamente.
Così si è espresso, in uno dei suoi ultimi comunicati, il sindaco di Amsterdam Edberhard van der Lann, lasciando intendere un interesse governativo per la repressione dell'uso di Cannabis. Per quanto ci sia un ragionamento sensato alla base di una simile dichiarazione, molte persone sono preoccupate che questo possa essere l'inizio di una serie di restrizioni che porteranno alla chiusura totale, ad Amsterdam e in altre città di pensiero aperto.

All'inizio di quest'anno, è stato imposto ai coffee shop un requisito legale conosciuto come "weed pass": si tratta di un permesso di vendita esclusivamente ai residenti, legalmente riconosciuti, di Amsterdam. Per ovvie ragioni, come un aumento dello spaccio di strada, il progetto è stato in gran parte disatteso ed abbandonato e, oggi, viene applicato esclusivamente in zone di confine.
Con questo sistema, ciascun residente desideroso di recarsi in un coffee shop avrebbe dovuto registrarsi presso il governo per ottenere un pass. Il fallimento dell'iniziativa è stato abissale, con la registrazione, da parte delle stazioni di polizia locali, di un aumento della criminalità di strada a causa del ritorno alla ricerca di uno spacciatore. Il risultato è stato che il governo centrale ha revocato l'obbligo di registrazione dei residenti, ma permane tuttavia la ferma convinzione di un blocco ai turisti stranieri.

Ma perché molti olandesi ritengono che le restrizioni nelle zone limitrofe alle scuole possano essere l'inizio della fine? Alcuni vedono questa legge come priva di fondamento, un mero tentativo di mettere in difficoltà i coffee shop. Un rappresentante della locale associazione dei rivenditori di Cannabis ha dichiarato che il problema non è la distanza dalle scuole, ma che questa politica sarebbe rivolta ai minorenni che, peraltro, sono già sotto stretta sorveglianza da parte dei coffee shop stessi. Ciò che ha dichiarato il sindaco di Amsterdam non avrebbe, dunque, un significativo impatto sui giovani consumatori quanto, piuttosto, sui proprietari dei coffee shop che potrebbero andare incontro a diversi problemi. Pare a molti, quindi, che il governo stia semplicemente tentando di mettere degli ostacoli lungo il loro cammino, rafforzando la sensazione generale che si stia procedendo verso la futura chiusura dei coffee shop, come si sta cercando di fare da ormai diversi anni, nonostante le evidenti prove che ciò non causerebbe altro che un aumento della criminalità ed infliggerebbe un altro duro colpo all'economia.

La battaglia continua, in merito alla futura direzione della politica olandese per le droghe. Non ci resta che sperare che politici come Frits Bolkestein prevalgano, alla fine della fiera, impedendo che l'Olanda ritorni ai giorni dello spaccio di strada.