Legalizzare le droghe? Il Papa ha detto no

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Legalizzare le droghe? Il Papa ha detto no

Il nostro settantasettenne preferito (no, non Bill Cosby), Papa Francesco, si è recentemente espresso contro la legalizzazione delle droghe ricreative, durante una conferenza tenutasi a Roma.

Condannando quindi molte proposte in questo senso, ha dichiarato ai delegati che "il vero problema della droga non si può risolvere con la droga!". Ha proseguito dicendo che qualsiasi passo nella direzione di una legalizzazione delle droghe ricreative, anche quelle considerate leggere, sarebbe "altamente discutibile" e "non sortirebbe gli effetti desiderati". Può darsi che avesse appena fumato qualche varietà sbagliata.

Il Papa, parlando con molta convinzione e vigore, ha dichiarato che la dipendenza dalle droghe è un "male", aggiungendo che "con il male non si negozia e non si cede a compromessi". Il Papa ha parlato forte della sua esperienza, essendosi messo a suo tempo a servizio dei tossicodipendenti dei bassifondi di Buenos Aires, laddove era solito praticare anche un'accanita campagna ed attività anti-droga.

La sua opinione è innegabilmente molto chiara e concisa, e si riferisce ai recenti cambiamenti di direzione in ambito legislativo, per ciò che concerne la marijuana, negli Stati Uniti e nel Sud America. In realtà le crociate pro-Cannabis stanno prendendo piede un po' in tutto il mondo, con sempre maggiore successo, negli ultimi anni, al punto da aver visto una variazione di punto di vista generalizzato, in merito al consumo e alle droghe in generale. Ed è proprio contro questo spostamento di pensiero che Papa Francesco vuole combattere. Anche passando dalla "porta sul retro della casa" del Papa, l'Argentina, il possesso personale di sostanze stupefacenti controllate è stato depenalizzato. In casa dei suoi vicini, in Brasile, sono addirittura incredibilmente permissivi quando si tratta di consumo personale di droga. E se tutto ciò ha lasciato un certo amaro in bocca al Papa, possiamo solo immaginare quanto amaro sia da digerire il boccone inferto dall'Uruguay, con la totale legalizzazione della Cannabis.

Del tutto sorprendentemente, addirittura il capo ecclesiastico dell'Argentina anti-droga, Juan Carlos Molina, ha chiesto un confronto pubblico sulla possibilità di emulare l'Uruguay sul campo della legalizzazione. "L'Argentina merita di parlare approfonditamente della questione" ha dichiarato Molina ad una radio locale "Noi abbiamo i mezzi per farlo. Non dobbiamo sottovalutarci". Quest'esternazione apparentemente liberale, è andata a volare dritta sulle pagine dell'agenda anti-legalizzazione di Papa Francesco. È assolutamente giusto sottolineare come entrambi questi uomini parlino con il cuore ed in maniera del tutto sincera, ma sostenendo due punti di vista assolutamente opposti.

Francesco, durante il suo intervento, ha insistito sul fatto che il consumo di droga non può essere risolto con la liberalizzazione delle leggi, ma affrontando il problema della tossicodipendenza che ne consegue. E, per lui, il problema di fondo che sta alla base di tutta la faccenda è la disuguaglianza sociale e la mancanza di opportunità per i giovani.

Papa Francesco ha, però, sbagliato in una dichiarazione, ovvero quando ha sostenuto che anche le terapie fondate sul consumo di marijuana medica sono destinate a fallire, condannando di fatto anche questo tipo di legalizzazione.

Con l'apertura di un simile dibattito sostenuto da due figure predominanti del panorama argentino, impegnati ad affrontare il problema in costante crescita della droga nel Paese, gli animi si stanno sicuramente scaldando.