Laboratori In Fuga: MyDx, Sensore E Unità D'Analisi

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Categorie : BlogScienzaTecnologia

Laboratori In Fuga: MyDx, Sensore E Unità D'Analisi


MyDx è il primo analizzatore portatile che consente ai consumatori di determinare la composizione chimica e la purezza di campioni di cannabis.

Man mano che i consumatori di marijuana si fanno più raffinati rispetto alla loro droga, oltre al fatto di apprenderne di più sulle diverse varietà, sui cannabinoidi contenuti nella pianta ed il modo il cui la droga stessa viene prodotta, stanno diventando anche dei clienti più esigenti.

MyDx è un prodotto disegnato per un ampio ventaglio di analisi chimiche – cibo, acqua, aria – ma è dotato di un'applicazione speciale per il mercato della marijuana, ed è là che la compagnia sta concentrando i suoi primi sforzi. L'unità d'analisi, con attivazione Bluetooth e alimentazione a batteria, usa nanotecnologia sviluppata al laboratorio di propulsione jet della NASA, per mandare dei sensori elettronici attraverso qualsiasi sostanza posizionata nel suo ricettacolo. Gli utilizzatori possono piazzare una piccola quantità di cannabis sul ricettore, collegare l'apparecchio analizzatore, e premere il pulsante “Start” sull'interfaccia software dello smartphone. L'apparecchio trasmette quindi l'analisi chimica ed i risultati ad un'applicazione mobile (disponibile sia per iPhone che per Android, e scaricabile su App Store e Google Play). Gli utilizzatori ricevono la loro analisi chimica nel giro di qualche minuto.

UN “NASO” ELETTRONICO

Secondo il fondatore e direttore della compagnia, Daniel Yazbeck, l'apparecchio è un “naso elettronico che annusa sostanze chimiche e vi dice che cosa contengono basandosi sull'altro capo del filo, cioè attraverso il riconoscimento di schemi, algoritmi, dati, macro-dati”.

Per i consumatori di marijuana in particolare, l'apparecchio ed il software specializzato sviluppato per questo scopo, possono dire agli utilizzatori non soltanto i tipi di cannabinoidi presenti nel campione esaminato, ma anche a quale tipo di varietà somiglia, quali sintomi può trattare e che tipo di effetti è probabile che provochi. In altre parole, è un laboratorio portatile (e che laboratorio!), per un mercato in cui l'etichettatura e le tecniche di produzione (compreso l'uso di pesticidi) sono impossibili, o allora ad un costo proibitivo, da determinare con altri mezzi. In futuro, cominciando dagli USA, gli utilizzatori avranno anche la possibilità di reperire nella zona in cui si trovano dei dispensari e negozi cannabici che propongono dei prodotti corrispondenti al profilo chimico del campione esaminato.

 

 

EZ test THC

 

MyDx non è proprio a buon mercato – è introdotto sul mercato americano a 699 dollari – ma per i clienti esigenti è rapidamente diventato indispensabile. Realizza lo stesso tipo di analisi che in un laboratorio tradizionale costerebbe molto di più, e per questo motivo è un oggetto che vale la pena possedere, anche se caro. I clienti, a parte gli intenditori scrupolosi e i consumatori per scopi medicinali, sono ovviamente il vasto mercato del commercio interaziendale (B2B, “business to business”), particolarmente i coltivatori e i distributori.

Sviluppato da uno scienziato che lavorava alla Pfizer, l'apparecchio può fornire informazioni sui cannabinoidi THC, CBD, CBN, THCa, e CBDa dei campioni analizzati, così come su più di 20 terpeni (gli oli della pianta della cannabis, repellenti per i predatori e attrattivi per gli impollinatori); i terpeni sono anche ciò che dà alla marijuana il suo profumo. Capire cosa siano e il modo in cui funzionano è attualmente anche una delle aree principali della ricerca sulla marijuana, al di là dei cannabinoidi veri e propri. Potrebbero anche essere responsabili dell'effetto unico e caratteristico di diverse varietà di marijuana.

FUNZIONA?

Le recensioni del prodotto fino a questo punto sono contrastanti. Presentato come il primo laboratorio di analisi portatile del mondo, alcuni esaminatori hanno evidenziato come i risultati del prodotto divergano (in qualche caso in misura significativa) da reali risultati di laboratorio.

Il punto debole della prima versione, come ammettono i suoi creatori, sono il rilevamento e l'analisi del CBD – dopo il THC, probabilmente il più comunemente noto dei cannabinoidi della pianta. Il sensore di MyDx non riesce a captare più dell'1% del CBD di un campione, anche se il contenuto è più elevato. Le versioni successive del software miglioreranno le capacità di analisi dell'apparecchio.

UN PRODOTTO DEI SUOI TEMPI

È un prodotto interessante, presentato in un'epoca in cui i consumatori (d'erba come di cibo) sono sempre più preoccupati del quadro normativo del mondo che li circonda, per non parlare delle contaminazioni a cui sono esposti.

MyDx cominciò a richiamare l'attenzione due anni fa, quando raccolse più del doppio della somma che si era prefissata sul sito di finanziamento collettivo Indiegogo, ed in seguito, lo scorso anno, con la sua prima raccolta di fondi istituzionale, di 6,9 milioni di dollari. Il primo sensore ad essere messo in circolazione era quello per la marijuana, e la compagnia ha ora fatto uscire altre applicazioni e sta puntando palesemente ad un mercato più convenzionale, ben più in là dell'erba.

Il prodotto è disponibile online ed è garantito per sei mesi, sebbene sia disegnato per durare tre anni, o circa 3000 test.

Dei sensori di ricambio sono in vendita per 69,95 dollari.

 

         
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