L'Organizzazione Mondiale della Sanità propone la depenalizzazione delle droghe

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità propone la depenalizzazione delle droghe

Stiamo forse assistendo ad un cambiamento nelle politiche sulle droghe? Invece di punire con il carcere, l'OMS richiede che tutte le droghe vengano depenalizzate (e non solo la Cannabis).

I trattati che affrontano la tematica delle droghe all'interno delle Nazioni Unite costituiscono uno dei pilastri centrali nella proibizione internazionale delle sostanze stupefacenti. Risulta, quindi, piuttosto sorprendente che sia proprio un ramo delle Nazioni Unite, la OMS, a rilasciare un rapporto contro le sue stesse politiche. Ma è esattamente ciò che sta accadendo: l'OMS ha pubblicato un rapporto in cui chiede un drastico cambiamento nelle politiche sulle droghe, sostituendo le pene carcerarie con programmi di recupero per i tossicodipendenti. Tra questi progetti si propone anche la distribuzione di siringhe e le terapie di sostituzione agli oppiacei, destinati alle persone dipendenti da oppiacei. Il rapporto affronta le seguenti tematiche:

- I Paesi dovrebbero avere come obiettivo quello di elaborare nuove politiche e leggi, con il fine di depenalizzare la somministrazione di droghe e il loro uso, riducendo così il numero di incarcerazioni.
- I Paesi dovrebbero adottare nuove politiche di sviluppo, approvando riforme per la distribuzione di aghi e siringhe sterili (un programma chiamato NSP - needle and syringe programmes) e per la legalizzazione della OST (opioid substitution therapy - terapia di sostituzione degli oppiacei). Questi progetti sarebbero destinati a tutte quelle persone con problemi di dipendenza dagli oppiacei. Tutti i Paesi dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di poter trattare, obbligatoriamente, le persone che usano e/o si iniettano sostanze stupefacenti.

Già nel mese di marzo, il dipartimento organizzativo dell'Ufficio delle Nazioni Unite delle Droghe e del Crimine (UNODC) ha rilasciato alcune rivoluzionarie raccomandazioni che potrebbero scoraggiare le future sanzioni penali sull'uso di sostanze stupefacenti. "Non esiste assolutamente nessuna base scientifica, etica o in difesa della salute umana che possa giustificare le decisioni del sistema giudiziario penale in merito al possesso di droga", ha dichiaratro Ethan Nadelmann, direttore esecutivo della Drug Policy Alliance.

Potrebbe questo essere il primo segnale di cambiamento nelle politiche delle Nazioni Unite?

Le attuali politiche sulle droghe, vigenti a livello mondiale, sono piuttosto obsolete. Se paragoniamo queste recenti dichiarazioni con la "Convezione delle Nazioni Unite sul traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope" del 1988 (responsabile di costituire le basi di gran parte del proibizionismo mondiale), ci accorgiamo che l'ONU ha cambiato le sue ferme posizioni di 180 gradi. Nel 1988 la Convenzione imponeva che "ciascun gruppo politico adotterà tutte le misure necessarie per definire come reato criminale, secondo le leggi interne dello Stato, le azioni commesse intenzionalmente, il possesso, l'acquisto o la coltivazione di stupefacenti o di sostanze psicotrope per uso personale". Come potete osservare, ci troviamo davanti ad un rapporto emesso dallo stesso organismo internazionale, ma con un approccio completamente opposto a quello del passato.

Nel 2016, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite terrà un meeting speciale sulle droghe (UNGASS). Si tratta di un'iniziativa proposta nel 2012 dal presidente messicano, allora in carica, Felipe Calderon. L'obiettivo principale di questa assemblea è rivedere a livello globale i successi e gli insuccessi delle attuali politiche internazionali sulle droghe. Le intenzioni sono promettenti, soprattutto grazie alle ultime dichiarazioni dell'OMS che stanno in qualche modo plasmando le decisioni del prossimo meeting, opponendosi alla retorica del 1988 che invece proponeva un "mondo libero dalle droghe".

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