Investimenti in fumo: I costi energetici della coltivazione indoor della Cannabi

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Investimenti in fumo: I costi energetici della coltivazione indoor della Cannabi

Coltivare Cannabis indoor richiede un consumo energetico importante. Non stiamo parlando della singola bolletta della luce che ogni mese riceve un coltivatore, ma dell'energia complessiva utilizzata da tutti i coltivatori di Cannabis.

Si stima che negli Stati Uniti l'1% dell'intero consumo energetico sia destinato alla coltivazione di Cannabis, pari all'emissione di 3 milioni di automobili.

La nostra tanto amata erba verde pare che non sia così verde all'ora di tirare le somme, o almeno in termini di impatto ambientale generato dalle coltivazioni indoor. Considerando l'apporto di energia necessario per rendere felici le nostre piante, non dovremmo stupirci nel sapere che un chilogrammo di cime produce circa 3 tonnellate di CO2. Un quantitativo abbastanza alto, soprattutto se prendiamo in esame i costi che ciò può supporre. È stato calcolato che i costi della produzione e della distribuzione dell'erba hanno un costo complessivo di 5 miliardi di dollari l'anno (e ci stiamo riferendo solo agli Stati Uniti).

Il risparmio energetico e la coltivazione della Cannabis

Coltivare Cannabis indoor è una pratica piuttosto recente, in gran parte dovuta al proibizionismo. I motivi sono ovvi: nascondere una pianta illegale, in grado di raggiungere altezze considerevoli, in mezzo ad un campo o in un bosco può risultare un'impresa ardua. È per questo che la produzione di questa pianta è passata all'interno di edifici, dove risulta molto più semplice mantenerla segreta. Fino a pochi mesi fa la sua coltivazione era illegale e quindi assolutamente tabù, complicando le manovre di controllo sull'impatto energetico generato dalle piantagioni indoor. Solo ora stanno affiorando le prime cifre.

Stiamo assistendo ad un'ondata di riforme sulla Cannabis a livello mondiale, dove la coltivazione della Cannabis si sta trasformando in un settore industriale enorme, ancora più grande di quanto non lo fosse mai stata durante tutti i suoi giorni di illegalità. Un numero sempre maggiore di paesi sta consentendo l'avvio di grandi piantagioni, che, però, porta ad un maggiore consumo energetico, per non parlare di tutte quelle piccole realtà di coltivatori per suo personale. Infatti, grazie alla legalizzazione e alla depenalizzazione, pazienti di tutte le parti del mondo stanno avendo la possibilità di legittimare la produzione della propria medicina, direttamente in casa e per un uso terapeutico e personale.

Gli effetti di questo movimento globale sono facilmente riscontrabili soprattutto nelle regioni geografiche dichiaratamente interessate ad una futura coltivazione di Cannabis su larga scala. Un esempio di ciò che sta accadendo ci arriva da Humboldt County, in California. Da quando in questa contea è stata legalizzata la Cannabis terapeutica, nel 1996, si è visto un aumento del 50% sul consumo di energia in ambito residenziale pro capite, rispetto ad altre zone limitrofe a Humboldt County.

Solo nello Stato della California, oltre 400.000 persone sono state autorizzate a coltivare Cannabis, una cifra che è in costante aumento. Basandosi sul numero sempre più elevato di consumatori, si è stimato che nel 2011 sono state prodotte più di 17.000 tonnellate di Cannabis, solo in California, di cui un terzo è stato coltivato in abitazioni residenziali. Questi numeri sono destinati ad aumentare vertiginosamente, soprattutto dopo la diffusione di una mentalità più tollerante nei confronti della Cannabis, accompagnata dalla legalizzazione e depenalizzazione. Questi dati fanno degli Stati Uniti la nazione che più valorizza la coltivazione di questa pianta.

Le conseguenze della coltivazione indoor

Le stanze che vengono adibite alla coltivazione di Cannabis, soprattutto quando ci riferiamo agli ambienti più professionali, consumano grandi quantitativi di energia, tramite cui si alimentano diverse apparecchiature allo stesso tempo. Ovviamente, ciò è dovuto all'interesse di ottenere il meglio dalle proprie coltivazioni, ottimizzare le rese e seguire un processo il più automatizzato possibile. Stiamo parlando dell'installazione di impianti d'illuminazione ad alta intensità, umidificatori e deumidificatori, dispositivi di ventilazione professionali, sistemi di riscaldamento e di controllo della temperatura, dispositivi che generano anidride carbonica, impianti d'irrigazione, filtri e attrezzatura per il controllo degli odori, aria condizionata che rimuove il calore in eccesso e generatori di energia supplementare per non destare sospetti con bollette eccessivamente salate (nel caso si trattasse di coltivazioni illegali). Logicamente, non tutti quelli che coltivano indoor dispongono di tanta attrezzatura, ma è abbastanza comune nei laboratori più avanzati e nelle piantagioni dei coltivatori professionisti.

Basandoci su tutte queste informazioni, una coltivazione di piccole dimensioni, 1.2 x 1.2 x 2.4 metri, ha un consumo annuo di 13.000 kWh di energia elettrica. Se consideriamo che molti coltivatori professionisti lavorano con ordini di grandezza 10 volte superiori all'esempio riportato, le somme sono facili da tirare, sia a livello finanziario che ambientale. Si stima che in tutti gli Stati Uniti la quantità complessiva di energia utilizzata per coltivare Cannabis indoor (compresa l'elettricità erogata dalla rete elettrica illegalmente) equivale a 20 terawatt di consumo all'anno, circa l'1% di tutta l'energia consumata dall'intera nazione e sufficiente per alimentare 20 milioni di case. Questi valori si traducono in 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno, solo negli Stati Uniti, equivalente all'emissione annuale di 3 milioni di automobili.

L'energia contenuta in uno spinello

Rivedendo questi numeri e rapportandoli ad un singolo spinello le cifre che otteniamo sono abbastanza rivelatrici. Uno spinello che è stato prodotto da una coltivazione di Cannabis indoor, negli Stati Uniti, emette 1kg di anidride carbonica, l'equivalente del consumo di una lampada da 100 watt accesa per 17 ore. Quando si produce un chilogrammo di Cannabis in una coltivazione indoor vengono emessi 3.000 chilogrammi di anidride carbonica, che equivale a percorrere tutta l'America 5 volte con un'automobile dai consumi ridotti. Basta pensare che una singola coltivazione indoor da 1.2 x 1.2 x 2.4 metri raddoppia i consumi di energia elettrica media all'interno di una casa negli Stati Uniti e triplica in California (equivalente al consumo di 30 frigoriferi).

È interessante notare come i costi energetici e le emissioni di anidride carbonica prodotti per l'elaborazione di fertilizzanti, acqua, attrazzature e materiali per l'assemblaggio, che vengono utilizzati per la coltivazione indoor di Cannabis, non sono presi in considerazione nei conti che vi abbiamo appena esposto.

Pensare in verde

La maggior parte dei costi e delle emissioni che vi abbiamo riportato potrebbero essere facilmente ridotti di un 75%. Il problema energetico non viene minimamente considerato quando si pensa di avviare una coltivazione indoor, dedicando la maggior parte degli sforzi nella messa in sicurezza dell'impianto e nella privacy (a scapito dell'efficienza energetica). Se anche le piccole coltivazioni indoor di Cannabis iniziassero ad adottare alcuni accorgimenti applicati in serre industriali, il consumo di energia elettrica potrebbe ridursi considerevolmente. Nel caso invece di piantagioni su larga scala, una seria pianificazione energetica potrebbe fare risparmiare più di 25.000 dollari l'anno, senza parlare del taglio drastico sulle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera.

In ogni caso, la soluzione più pratica ed elegante che tutti quanti dovremmo prendere seriamente in considerazione è molto semplice: tornare a coltivare i campi. Spostare una coltivazione di Cannabis indoor all'esterno eliminerebbe quasi tutti i costi complessivi di gestione (esclusi i costi di trasporto). Inoltre, dato che la Cannabis assorbe come tutte le piante CO2, il processo di scambio gassoso con l'atmosfera non avrebbe nessun impatto negativo. Ovviamente, non si può negare che coltivare indoor abbia i suoi vantaggi, come il controllo del clima e la frequenza dei raccolti. Ma, tutto sommato, con una corretta ed intelligente pianificazione, si potrebbero raccogliere massicce quantità di Cannabis, prevenendo impatti negativi sia a livello finanziario che ambientale.

Sono cifre che tutti quanti dovremmo prendere più seriamente in considerazione, soprattutto coloro che vivono in un clima adatto alla coltivazione outdoor di Cannabis. Legalizzando questa pianta si potrebbero vedere importanti risparmi, riducendo drasticamente l'impatto ambientale delle coltivazioni indoor e passando a quelle outdoor. In questo modo si getterebbero le basi per future coltivazioni all'aria aperta molto più sostenibili ed ecologiche. Con la nascita delle nuove industrie produttrici di Cannabis, è importante essere consapevoli dei reali costi derivanti dalla coltivazione indoor. Bisogna agire per poter ridurre al minimo le perdite di energia del nostro pianeta ed andare così incontro ad una coltivazione di Cannabis molto più eco-sostenibile.

Il rapporto completo

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