Funghi magici e iperconnessione del cervello

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Funghi magici e iperconnessione del cervello

Di recente, un gruppo di scienziati ha fatto un'importante scoperta relativa agli effetti degli psichedelici sul cervello.

È un fatto abbastanza risaputo che la psilocibina, il principale principio psicoattivo contenuto nei funghi magici, sia la diretta responsabile dei viaggi psichedelici "ultraterreni". Inoltre, molti di voi sapranno che questi effetti sono innescati grazie ad una particolare interazione con il cervello. Tuttavia, fino a poco tempo fa, i dettagli di queste reazioni e di come agivano all'interno del nostro organismo erano ancora piuttosto vaghe, utilizzate in molte occasioni per sollevare vere e proprie speculazioni mediatiche. Oggi, una nuova ricerca ha fatto luce su questa questione, scoprendo che i funghi magici creano un'iperconnessione all'interno del nostro cervello.

Gli effetti della psilocibina

Se non avete mai provato i funghi magici e volete farvi un'idea dell'esperienza che si vive sotto il loro effetto, provate a pensare ad un viaggio trascendentale tra anima e mente. Anche se le allucinazioni hanno una durata piuttosto breve, l'esperienza spirituale in sé può spingersi anche oltre, offrendo sensazioni meno intense, ma emotivamente più profonde. Molti pazienti sottoposti a varie forme di terapie allucinogene hanno dichiarato di aver ottenuto importanti benefici da quest'esperienza. Ma come funziona esattamente questo processo? E come interagisce con il cervello?

Sviluppando nuovi concetti

In ambito scientifico è risaputo, ormai da tempo, che gli effetti della psilocibina sul cervello sono innescati dalla sua connessione con i recettori della serotonina (a sua volta responsabile di stimolare numerose sensazioni, che vanno dallo stato d'animo all'appetito). Ma qui si tratta solo dell'inizio di una lunga storia, che non tiene conto di tutti gli aspetti legati ai sogni, aprendo le porte di un universo onirico vissuto da molti psiconauti.

Per analizzare in profondità questo argomento, un team di scienziati ha sfruttato le scansioni di "neuroimaging" (una particolare risonanza magnetica che rileva l'attività cerebrale) per studiare la risposta neuronale in un gruppo di soggetti a cui fu somministrata psilocibina e in un altro a cui non fu somministrata. Ciò che è stato scoperto risulta di notevole interesse. I cervelli sottoposti ad una dose di psilocibina hanno rivelato una sensibile trasformazione in termini di organizzazione sinaptica. Le aree del cervello che normalmente non entrano in contatto tra di loro hanno mostrato un'interconnessione a lungo raggio, sincronizzando le loro attività e condividendo informazioni. È stato proprio questo meccanismo ad essere definito "iperconnessione del cervello", un processo mai visto prima.

Si ipotizza che questa potrebbe essere la causa scatenante delle esperienze psichedeliche e allo stesso tempo bizzarre, sperimentate sotto gli effetti dei funghi. Ciò permetterebbe alla mente di vedere il mondo sotto una nuova luce, dato che le informazioni elaborate vengono condivise e interpretate in modo diverso. Esattamente come gli effetti psichedelici svaniscono con il passare delle ore, lo stesso succede con l'iperconnessione.

Non è un caso che artisti e visionari sfruttino la spinta creativa indotta dalle sostanze psichedeliche per realizzare le proprie opere. Comprendere i meccanismi con cui vengono innescati questi effetti, stimolando una maggiore connettività cerebrale, significa aprire il cammino verso concetti che potrebbero dimostrare le potenzialità delle sostanze psichedeliche. Uno stimolo che potrebbe aiutarci ad ottenere risposte a problemi apparentemente insormontabili. Le esperienze psichedeliche sono state per anni al centro di importanti scoperte tecnologiche (DNA, internet, computer), proprio grazie alla loro capacità di aprire la mente a possibilità inedite.

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